Legambiente Gorizia e Monfalcone. Livarna e Isonzo: problemi noti da decenni, la politica se ne accorge solo ora

Legambiente Gorizia APS e Legambiente Monfalcone “Circolo Ignazio Zanutto Monfalcone APS” esprimono forte perplessità di fronte al recente e improvviso interessamento della politica locale e nazionale verso due dossier ambientali che i nostri circoli seguono da un quarto di secolo: il caso della fonderia Livarna a Gorizia/Nova Gorica, monitorato fin dal 2000, e la crisi idrica ed ecologica del fiume Isonzo.

Non possiamo che rilevare, con una certa amarezza, come temi sui quali le nostre associazioni hanno prodotto dossier, segnalazioni e richieste di intervento fin dai primi anni Duemila, vengano oggi presentati come scoperte recenti da parte di chi, fino a ieri, non aveva ritenuto necessario occuparsene con la stessa urgenza.

Il caso Livarna: un quarto di secolo di segnalazioni

La questione delle emissioni e delle molestie olfattive riconducibili alla fonderia Livarna, situata oltre confine, non nasce oggi. I primi monitoraggi sul territorio, condotti anche attraverso il CETA (Centro di Ecologia Teorica ed Applicata), risalgono ai primi anni 2000; già nel 2001 Legambiente pubblicava un primo dossier sull’inquinamento transfrontaliero dell’area, mentre si moltiplicavano segnalazioni dei residenti ed esposti alla Procura della Repubblica.

Nel 2004 la Commissione Europea prendeva in carico il fascicolo ai sensi della direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Controll – Prevenzione e Riduzione Integrate dell’Inquinamento) 96/61/CE; tra il 2005 e il 2009 si sono succedute interrogazioni provinciali, regionali ed europee, fino al rilascio, nel dicembre 2009, dell’Autorizzazione Integrata Ambientale alla ditta Livarna da parte delle autorità slovene.

Nel 2015 Legambiente Gorizia APS tornava a denunciare le persistenti molestie odorigene; nello stesso anno l’ARPA FVG annunciava uno studio congiunto con l’agenzia ambientale slovena ARSO, proseguito almeno fino al 2017. Più di recente, nell’aprile 2025 è nato il Comitato EkoVox Montesanto/Sveta Gora, sostenuto da Legambiente Gorizia; nel febbraio 2026 è stata inviata una richiesta congiunta di accesso agli atti al Ministero dell’Ambiente sloveno, con riscontro a marzo 2026. Prendendo atto che tentativi passati non hanno portato ad alcun risultato concreto solo a maggio 2026 il Comune di Gorizia ha avviato un percorso amministrativo.

Un quarto di secolo di dossier, monitoraggi e mobilitazione popolare, dunque, prima che il caso venisse presentato, nelle ultime settimane, come priorità nazionale. Prendiamo atto con favore di ogni iniziativa utile a migliorare la qualità dell’aria per i cittadini di Gorizia. Ci chiediamo però, con altrettanta chiarezza, perché un problema seguito dal 2000 richieda proprio ora, a pochi mesi dalle elezioni comunali del 2027, tanta attenzione.

Il caso Isonzo

Analoghe considerazioni valgono per il fiume Isonzo. Gli accordi di Osimo che regolano la gestione idrica transfrontaliera risalgono agli anni Settanta. Il fenomeno dell’hydropeaking — i rilasci intermittenti dall’impianto idroelettrico sloveno di Salcano, con oscillazioni di portata che possono passare da circa 12,5 m³/s a picchi di 130 m³/s — è noto da anni sia per il suo impatto sulla fauna ittica sia per i rischi di sicurezza legati a innalzamenti rapidi e imprevedibili del livello dell’acqua per chi frequenta le rive del fiume.

Nel 2016 il Comitato Salviamo l’Isonzo di cui faceva parte anche Legambiente, presenta una petizione Europea con la quale chiedeva la gestione transfrontaliera del fiume Isonzo. La petizione accolta e alla quale la Commissione Europea ha risposto favorevolmente.

L’estate 2026 è stata, in questo senso, particolarmente preoccupante: portate ridotte ai minimi, difficoltà per la fauna ittica e per il comparto agricolo, che ha dovuto affrontare condizioni di siccità sempre più severe. Se la crisi climatica continuerà ad aggravarsi come sta facendo, il rischio non riguarderà più soltanto il fiume e i suoi ecosistemi, ma la disponibilità stessa di acqua per un uso quotidiano essenziale, in questo quadro la gestione transfrontaliera del fiume Isonzo diventa prioritaria.

Un esposto presentato da Legambiente Gorzia APS nel 2022 per la tutela dell’Isonzo è stato archiviato, il problema non è nuovo, l’unica novità è la politica locale che sembra prendere sul serio il problema. La Commissione mista italo-slovena per l’idroeconomia, lo strumento diplomatico che dovrebbe governare proprio questi nodi, non si riunisce da tempo, ed è tornata a farlo — con la riunione fissata per il 30 settembre — non certo per merito delle recenti dichiarazioni della politica locale. Quella Commissione resta lo strumento fondamentale per la gestione futura del fiume e per la convivenza transfrontaliera con la Slovenia, ed è a questo tavolo che va chiesto conto dei risultati.

Anche in questo caso, solo a ridosso delle elezioni comunali del 2027 a Gorizia e dopo un’estate difficile, quindi un’azione reattiva e non preventiva rispetto al problema.Il tema è tornato al centro dell’agenda politica locale, con lettere e dichiarazioni pubbliche da parte dell’amministrazione comunale, dopo anni in cui le segnalazioni di Legambiente sono rimaste senza un riscontro concreto.

Le nostre richieste

Legambiente Gorizia APS e Legambiente Monfalcone “Circolo Ignazio Zanutto Monfalcone APS” non intendono entrare nel merito del confronto tra le forze politiche locali. Riteniamo tuttavia doveroso ricordare che la tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della sicurezza dei cittadini non può dipendere dal calendario elettorale.

Chi amministra il territorio, e chi lo ha amministrato negli anni precedenti, ha il dovere di rispondere pubblicamente ad alcune domande semplici: perché problemi documentati da decenni vengono affrontati con urgenza solo ora? Perché le sollecitazioni delle associazioni ambientaliste e dei cittadini sono state per anni derubricate ad allarmismo, salvo poi diventare priorità istituzionale quando se ne intravede un vantaggio comunicativo?

Se per vent’anni abbiamo segnalato criticità concrete e nulla si è mosso da parte della politica, la conclusione è semplice: la politica ha ignorato i propri cittadini e i loro disagi. E questo, per noi, è inaccettabile. Ora vogliamo che le parole diventino fatti, non promesse elettorali. Continueremo a seguire questi temi come facciamo da vent’anni a questa parte, e ci ricorderemo di questo momento: le dichiarazioni fatte in questi giorni, gli impegni annunciati. Seguiremo il processo fino ai risultati concreti.