Matteo Renzi lascia il PD per farsi il suo partito personale

I giochi sono fatti, Matteo Renzi – senatore, ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Partito Democratico – lascia il partito che in realtà non è mai stato il suo ma che ha cercato di trasformare a sua immagine senza alla fine riuscirci ma facendo dei danni difficilmente riparabili almeno a breve, provocando ad esempio la scissione a sinistra di Bersani &c ma non solo.
La scelta di Renzi è stata annunciata in un’intervista a Repubblica dove ha spiegato che lascerà il PD per fondare un nuovo partito, come del resto si ipotizzava da mesi ed era scritto già da tempo, probabilmente dal giorno in cui gli italiani gli hanno sbattuto in faccia la porta nel referendum costituzionale che lui aveva trasformato in un referendum sulla sua persona. Renzi non ha ancora annunciato il nome della nuova formazione forse si chiamerà “Italia del si” ma per ora quello che è certo è che si costituirà il gruppo parlamentare alla Camera mentre al Senato per ragioni regolamentari i senatori scissionisti dovranno confluire nel misto. In tutto dovrebbero essere una trentina i parlamentari fedeli al senatore di Rignano. Di certo è che per ora i parlamentari scissionisti continueranno a sostenere il governo Conte.
La mossa di Renzi non è solo un tentativo di creare una nuova forza politica più centrista rispetto al PD Zingarettiano in grado di attrarre i voti degli elettori di Forza Italia, ma vista la spregiudicatezza del soggetto non c'è da escludere a priori neppure una trattativa con lo stesso Silvio Berlusconi anche se prima Renzi vorrà capitalizzare in termini di nomine e consolidamento organizzativo del suo nuovo partito una stagione d'appoggio al governo Conte. Sarà poi lui a missione compiuta a staccare la spina.