Migrante a chi? Chiude con successo a Terzo d’Aquileia il ciclo di incontri avviato a Udine
Con il successo dell’incontro del 19 gennaio a Terzo d’Aquileia si è concluso il ciclo di appuntamenti pubblici “Migrante a chi? Migrante perché?”, promosso da Oikos ETS e Time for Africa nell’ambito del progetto regionale TERRA FORTE, avviato il 29 agosto a Udine e proseguito nei mesi successivi in diversi territori del Friuli Venezia Giulia.
Un format che coinvolge i territori La tappa conclusiva di Terzo d’Aquileia, fortemente voluta dal Sindaco Giosualdo Quaini che ringraziamo, ha registrato una partecipazione attenta della cittadinanza, confermando il successo di un format capace di coinvolgere persone diverse per età, esperienze e sensibilità. Un modello di incontro che ha saputo creare spazi di confronto aperti e rispettosi su temi complessi e spesso polarizzanti.
Le domande della cittadinanza Durante l’incontro conclusivo di Terzo d’Aquileia, il dialogo con il pubblico si è sviluppato a partire da domande dirette: quali sono le motivazioni che spingono a migrare? Con quale livello di istruzione arrivano i minori stranieri non accompagnati? Che cosa cercano, realmente, una volta giunti nei territori di accoglienza?
Trauma, speranza e responsabilità dell’accoglienza Agli operatori ed esperti di Oikos ETS è stato chiesto di restituire un quadro che tenesse insieme trauma e speranza. È emerso come la migrazione sia spesso una scelta obbligata, segnata da vissuti di sofferenza, ma anche dal desiderio di costruire un futuro diverso. Particolare attenzione è stata dedicata al tema dei minori stranieri non accompagnati: dietro comportamenti conflittuali o situazioni di tensione si celano frequentemente fragilità psicologiche profonde, che richiedono risposte competenti e integrate.
La lingua come primo strumento di inclusione Un ulteriore focus ha riguardato la lingua come strumento fondamentale di relazione. L’apprendimento dell’italiano avviene nella quotidianità delle comunità, attraverso le relazioni, il confronto tra pari e il tempo condiviso, elementi centrali per la costruzione di percorsi di autonomia.
“Cosa possiamo fare noi?” Dal pubblico è emersa una domanda ricorrente: cosa può fare la cittadinanza? La risposta ha richiamato una responsabilità collettiva: non sentirsi isole, riconoscersi, costruire conoscenza reciproca. È da qui che nasce la fiducia tra persone e comunità.
L’appello ai tutori volontari Nel corso dell’incontro è stato rilanciato anche l’appello a diventare tutori volontari di minori stranieri non accompagnati, una figura oggi ancora insufficiente rispetto ai bisogni reali del territorio regionale.
Testimonianze e percorsi concreti A chiudere il percorso, anche testimonianze dirette, come quella di Lamin, arrivato dal Gambia e accolto dallo stesso Sindaco di Terzo d’Aquileia, già avviato nel percorso verso la richiesta della cittadinanza italiana. Dopo un periodo di formazione, oggi Lamin vive sul territorio, è in fase di ricongiungimento familiare e sta studiando italiano L2. Un esempio concreto di un modello di accoglienza più umano e sostenibile.
Partecipazione e interesse lungo tutto il ciclo Nel complesso, gli incontri di Udine, Fagagna, Palmanova, Terzo d’Aquileia e presso le scuole di Cervignano del Friuli hanno restituito la misura di un interesse diffuso nei territori. La partecipazione costante ha confermato il bisogno di luoghi pubblici in cui parlare di migrazioni, accoglienza e convivenza partendo dai contesti locali e dalle esperienze concrete, lontano da slogan e semplificazioni.
Un bilancio positivo Il ciclo di incontri di TERRA FORTE si chiude con un bilancio positivo, sia in termini di partecipazione sia di qualità del confronto, confermando l’efficacia di un format che porta il tema dell’accoglienza nei luoghi della vita quotidiana e restituisce centralità alla voce dei territori. Il progetto TERRA FORTE è promosso da Oikos ETS con il partenariato di Time for Africa ed è realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia, il Garante dei diritti delle persone detenute e i Comuni partner. Il progetto è sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia.




