Migranti e diritti: morire di emarginazione sotto le luci del natale

Oggi, 10 dicembre, è la Giornata Mondiale per i Diritti Umani, indetta in nome di principi e diritti inalienabili quali l’uguaglianza, la dignità e la libertà senza alcuna distinzione di nazionalità, etnia, sesso, lingua, religione ed opinione.

Il pensiero va inevitabilmente ai quattro giovani migranti morti a pochi giorni di distanza nella nostra regione, vittime del freddo e degli stenti. Tragedie come queste, consumatesi mentre nelle nostre città si illuminano le luci del Natale, sono la negazione lampante di quei diritti che si ribadiscono oggi, sanciti in modo chiaro anche dalla nostra Costituzione, che ci richiama al dovere di rimuovere gli ostacoli che limitano la dignità di ogni essere umano, dalla garanzia del diritto d’asilo fino alla tutela della salute. Tutto ciò viene negato a chi sopporta condizioni di rischio gravissimo e affronta viaggi durissimi nel tentativo di salvarsi la vita, fuggendo da violenze e torture indicibili.

Queste morti non sono frutto di ineludibile fatalità, ma di un sistema politico e amministrativo che non sa garantire condizione uniformi e coordinate di accoglienza in tutto il territorio nazionale, lasciando invece le modalità di gestione alla discrezionalità decisionale delle Prefetture. Se diritti previsti dalla Costituzione non vengono garantiti, esiste una precisa responsabilità di chi ci governa e ci amministra.

È inaccettabile che tali situazioni vengano identificate come una condizione di emergenza, perché l’emigrazione non è tale, né sono tali le rigidità del clima. Siamo invece davanti alla negazione di un diritto fondamentale come quello all’accoglienza. Ecco perché tragedie come queste, e l’indifferenza che spesso le accompagna anche all’interno delle istituzioni, generano un sentimento d’indignazione, la rivendicazione forte di una giustizia sociale capace di farsi carico degli ultimi, dei più poveri, di qualsiasi nazionalità essi siano, ponendo al centro di ogni azione politica la tutela dei diritti fondamentali della persona.

Sofferenze e lutti continuano a segnare tutte le strade percorse dai migranti, compresa la rotta balcanica, dimostrando non solo l’incapacità dell’Italia e dell’Europa di gestire i flussi migratori e di garantire un sistema organizzato di accoglienza, ma anche la totale inefficacia di misure come il blocco del trattato di Schengen. L’unico effetto concreto della sospensione, infatti, resta quello di moltiplicare i disagi e le criticità, logistiche, lavorative e socio-economiche delle migliaia di transfrontalieri che ogni giorno devono attraversare il confine per raggiungere il proprio luogo di lavoro.