Nativi digitali o schiavi del digitale? Il digitale entra nella convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia

«L’ambiente digitale sta diventando sempre più importante in molti aspetti della vita dei bambini come parte della vita normale e durante i periodi di crisi. Tuttavia, i suoi impatti a breve e lungo termine sul benessere dei bambini e sui loro diritti sono incerti. Pertanto, è importante garantire che i bambini traggano vantaggio dal coinvolgimento nell'ambiente digitale e mitighino i danni associati, anche per i bambini in situazioni di svantaggio o di vulnerabilità.» Lo afferma l’integrazione alla Convenzione internazionale sui Diritti dell’Infanzia sul tema dei diritti dei bambini in relazione all’ambiente digitale (“Children’s Rights in relation to the digital environment”), che è stata presentata oggi pomeriggio e che diviene parte integrante della CRC (Convention on the Rights of the Child): si tratta di un documento ampio e articolato, che — in questo tempo di pandemia caratterizzato da smart working, didattica a distanza e ricorso massiccio ai dispositivi tecnologici per garantire servizi e relazioni — si rivela particolarmente attuale.
L’obiettivo è quello di offrire uno strumento per attuare la Convenzione e i diritti che esprime anche in un contesto, come quello odierno, in cui le società fanno sempre più dipendere il loro funzionamento dalle tecnologie digitali. I contenuti sono frutto di una rielaborazione dei rapporti dei vari Stati, di una giornata di discussione sui media digitali e i diritti dei bambini, della giurisprudenza sul tema, di consultazioni internazionali con esperti, ma anche della consultazione dei bambini e delle bambine, che ha compreso laboratori partecipativi con 709 bambini e bambine che vivevano in aree urbane o rurali in 28 Paesi in diverse regioni: appartenenti a gruppi minoritari, con disabilità, migranti o rifugiati, in situazioni di strada, nella giustizia minorile, provenienti da comunità a basso livello socioeconomico, in altre condizioni vulnerabili.
Il documento parte dalla consapevolezza che l’uso delle tecnologie digitali, ormai difficilmente opzionale nelle vite di tutti a ogni latitudine, può aiutare o ostacolare lo sviluppo dei bambini e delle bambine, ma anche dall’evidenza scientifica che le relazioni sociali dirette svolgono un ruolo cruciale nel plasmare gli atteggiamenti e le abilità cognitive, emotive e sociali del bambino, e che l'uso di dispositivi digitali non dovrebbe sostituire le interazioni dirette e reattive tra i bambini stessi o tra i bambini e i loro genitori; gli Stati e le autorità preposte devono tener conto della ricerca sugli effetti delle tecnologie digitali sullo sviluppo dei bambini, in particolare durante i picchi di crescita neurologica critici della prima infanzia e dell’adolescenza, e garantire a tutti gli operatori in tutti i settori un’adeguata formazione al riguardo. In particolare i genitori dovrebbero essere aiutati a mantenere un equilibrio appropriato tra la protezione del bambino e l’autonomia emergente e dare la priorità alla genitorialità positiva rispetto al divieto o al controllo.
Aspetti questi ultimi a cui ha contribuito l’italiano Giorgio Tamburlini, pediatra del Centro per la Salute del Bambino, uno degli esperti che hanno partecipato alla consultazione. «Soprattutto nei primi anni di vita» afferma Tamburlini, presidente della onlus triestina, «bisogna evitare che le tecnologie digitali sottraggano tempo di qualità alla relazione tra genitori e bambini, che vengano usati per tenere buoni i bambini o che sostituiscano il dialogo e focalizzino l’attenzione nei momenti comuni quali i pasti. Occorre, prima ancora di definire regole per un loro utilizzo adeguato, dare opportunità ai bimbi di appassionarsi ad altre attività quale gioco, lettura, musica, esplorazione della natura.»