Nota di Progetto innovare: il Biciplan approvato dal Comune di Udine non è sfida alla sostenibilità, ma volontà della giunta di cedere al predominio delle auto

Con l'adozione del "biciplan" Udine aveva la possibilità di migliorare in maniera significativa il proprio progetto di ciclabilità rendendolo moderno ed adeguato come quello di una città europea. Il documento che è stato approvato dalla maggioranza lunedì in consiglio comunale invece, oltre a nascere ignorando completamente il territorio, come si è visto dalle osservazioni fortemente critiche delle associazioni ambientaliste e dell'ordine degli architetti, si limita a fotografare l'esistente senza immaginare una città diversa per il futuro: la mobilità pedonale e la mobilità ciclabile sono soccombenti rispetto alla mobilità dell'auto privata. Noi abbiamo tentato fino all'ultimo, presentando un ordine del giorno, di "correggere" questo tiro proponendo che il biciPlan evitasse il più possibile le zone promiscue come linea di impostazione generale: un biciplan che nasce senza coordinarsi con il piano di revisione del trasporto pubblico locale e del piano della sosta è un documento monco. Abbiamo anche chiesto che la pista ciclabile di via Zanon-via Cosattini non fosse degradata a pista secondaria ma rimanesse, anche rivista, come asse della mobilità principale. Infine, abbiamo proposto che la neo costituenda consulta della ciclabilità veda la presenza delle associazioni e delle realtà esperte del settore che non siano semplicemente consultati dal comune a posteriori ma obbligatoriamente prima di ogni intervento di ciclabilità. Tutte queste proposte sono state bocciate dalla giunta che nella discussione non ha mancato di affermare in maniera pretestuosa che Ordine degli Architetti, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, Associazione Culturale Italia Nostra, Comitato per la rimozione dei passaggi a livello, Legambiente sono formazioni politicizzate e quindi non aventi diritto ad esprimersi.