Piano Oncologico: scusa per ridimensionare i piccoli ospedali
Ed ecco che ci risiamo. Dopo un lungo silenzio si parla di nuovo dell’iniquo ridimensionamento dei piccoli ospedali usando come strumento il Piano Oncologico. I tumori della vescica verrebbero scippati a Gorizia pur essendo entro la soglia prevista con 26 casi contro i 5 di Trieste, che quindi si mangerebbe anche i nostri. Latisana e Monfalcone perderebbero i tumori del retto perché sotto soglia (Latisana di un caso), Udine li manterrebbe sommando i numeri di due reparti, cosa non concessa a Gorizia e Monfalcone, di fatto un unica Unità Operativa.
Gorizia perderebbe i tumori del colon dove c’è il robot che in larga parte d’Italia viene impiegato con successo per questo tipo di tumori.
Si vuole tirare dritto senza fare un minimo di autocritica e ripensare agli errori commessi.
Sì perché AGENAS, l’agenzia che fornisce al Ministero i dati, sta rivedendo i criteri di valutazione degli Ospedali e noi incuranti tiriamo dritto. Sì perché non si spiega come mai fino ad un paio di anni fa la nostra Regione era in fascia verde e adesso ci viene detto che siamo al penultimo posto su dati mai presentati. Si perché in nessuna Regione Italiana si è usata la scimitarra come nella nostra ponendo limiti irraggiungibili (vedi i 25 tumori del retto) e ovunque si è abbassata la soglia. Si perché l’ACOI, l’associazione che racchiude tutti i Chirurghi Italiani, ha espresso chiaramente che fino ad ora si è parlato di numeri e mai di risultati e che quindi i criteri devono essere cambiati. Ma quello che conta sono i numeri o la guarigione dei malati? Sì perché il Piano è stato varato senza il benché minimo coinvolgimento dei
Professionisti che passano la loro vita nelle Sale Operatorie, ma da chi sta invece dietro ad una scrivania. Sì perché non c’è chiarezza sui numeri. Perché i dati comparsi sui giornali si fermano al 2024? Dove sono quelli del 2025? Magari sposterebbero l’asticella. Chissà. Le proteste dilagano e la politica si spacca, ma non si fa marcia indietro. Perché qui, al contrario di come alcuni sostengono, non si tratta di difesa del proprio fortino, qui si parla della difesa della nostra salute. Se si sbaglia, nella vita può succedere, bisogna riconoscere i propri errori, al di là di equilibrismi politici che non ci interessano e avere l’umiltà di accettare un confronto con i Tecnici, quelli veri, e ascoltare il territorio. Con questa presunzione non si va da nessuna a parte e lo scontro risulta inevitabile.
Prof. Alessandro Balani
(già Direttore del Dipartimento Chirurgico di Gorizia e Monfalcone)




