Politiche per la casa in Fvg. Approvato a maggioranza il disegno di legge 80. Divise le opposizioni
Il disegno di legge 80 sulle politiche abitative regionali è stato approvato a maggioranza dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia con 26 voti favorevoli del Centrodestra, 6 astenuti con una divisione, chissà che novità, più nel campo largo che nella maggioranza e solo 13 contrari delle Opposizioni (Pd e Honsell), al termine di due giorni di lavori che hanno permesso di introdurre importanti misure tese a garantire il diritto alla casa.
Il via libera al provvedimento è arrivato al termine di un lungo confronto in Aula, durante il quale Maggioranza e Opposizioni hanno ribadito, con le dichiarazioni di voto finali, le rispettive posizioni sulla riforma che aggiorna il sistema regionale delle politiche abitative a dieci anni dalla normativa precedente.
Tra le voci critiche, Furio HONSELL (Open Sinistra Fvg) che ha annunciato il voto contrario: “Come Open Sinistra Fvg ho espresso voto contrario al disegno di legge proposto dall’assessore Amirante sulle politiche abitative. Pur essendoci alcuni elementi positivi nella norma questa non si discosta dalla precedente e non delinea percorsi chiari per superare le più gravi criticità dell’abitare in Fvg”. “Avevo proposto – spiega Honsell – emendamenti innovativi, tra cui: l’istituzione di un Osservatorio sulla dinamica abitativa in Friuli Venezia Giulia; un piano straordinario per recuperare i quasi 5mila alloggi Ater sfitti e non locabili, così da dare risposta alle quasi 7mila domande di alloggio popolare rimaste insoddisfatte; misure per rendere più equo il canone Ater, parametrandolo in modo più aderente all’Isee; un’azione specifica per garantire soluzioni abitative ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri divenuti maggiorenni, ricordando che proprio tra queste persone si sono registrati, durante l’ultimo inverno, casi drammatici legati alle condizioni di grave marginalità e degrado abitativo; un programma per potenziare le misure di esecuzione penale esterna al fine di contribuire alla riduzione del sovraffollamento carcerario”. “Tutti questi emendamenti – ha concluso il consigliere di Opposizione – sono stati respinti. La legge uscita dall’aula è poco ambiziosa”.
Sulla stessa linea di cautela, ma con una scelta diversa sul voto nel solco di “chi si contenta gode”, Rosaria CAPOZZI (Movimento 5 Stelle) ha motivato l’astensione come una decisione “responsabile”, volta a riconoscere gli aspetti positivi della riforma senza rinunciare a evidenziarne le criticità. La consigliera ha sottolineato l’importanza dell’accoglimento di un suo emendamento relativo alle Comunità energetiche rinnovabili nelle politiche abitative, definendolo “una scelta che collega il diritto della casa alla sostenibilità e al contrasto della povertà energetica”.
Anche Serena PELLEGRINO (Alleanza Verdi e Sinistra) ha optato per l’astensione, pur riconoscendo la rilevanza del tema. La consigliera ha ribadito, come già fatto nei giorni precedenti, che “un provvedimento di tale portata merita uno spazio di riflessione più ampio e un confronto più approfondito, ma soprattutto una maggiore disponibilità ad accogliere i numerosi emendamenti presentati dalle Opposizioni”, giudicati utili a “rafforzare l’accessibilità degli alloggi, la progettazione universale, la sostenibilità ambientale e il monitoraggio degli effetti sociali delle misure previste”.
Dal Partito democratico è arrivato, invece, un convinto voto contrario. Massimo MENTIL ha spiegato che “il giudizio finale è stato influenzato dal mancato recepimento di gran parte delle proposte avanzate dal Gruppo dem”. Secondo il consigliere, “il nuovo impianto legislativo avrebbe indebolito alcuni strumenti presenti nella legge del 2016, come la Commissione regionale, l’Osservatorio e gli Sportelli casa, ridimensionando inoltre il ruolo dei Comuni. Con grande rammarico annuncio il voto contrario come segnale politico rispetto a un confronto che non ha trovato sufficiente apertura”.
“Il disegno di legge 80, spiegano in una nota i consiglieri Dem, aggiorna una norma importante come la legge regionale 1/2016, ma non affronta le vere emergenze abitative del Friuli Venezia Giulia. Servivano un Piano straordinario per l’edilizia pubblica e una revisione dell’assetto delle Ater, per rimettere in circolo almeno i cinquemila alloggi popolari oggi sfitti, insieme a interventi per recuperare parte dei circa 170mila alloggi privati inutilizzati presenti in regione”. “Dalla norma mancano un bonus affitti per i giovani e risorse per recuperare gli alloggi demaniali abbandonati. Un’altra grande assenza del provvedimento – continuano i dem – riguarda le garanzie ai proprietari privati, tema fondamentale per affrontare l’emergenza abitativa e sostenere l’attrattività della nostra regione. Per questo abbiamo richiesto il riconoscimento e la valorizzazione delle Agenzie sociali per l’abitare. Tali Agenzie, che già svolgono una funzione importante nel reperimento di alloggi sul libero mercato, nella mediazione, nell’orientamento e accompagnamento delle persone in difficoltà, potrebbero diventare uno dei perni di un sistema innovativo di utilizzo del patrimonio immobiliare privato”.
“Per superare le difficoltà legate a morosità, sfratti, manutenzioni e adeguamenti degli immobili, proponiamo di sperimentare un sistema di gestione del patrimonio immobiliare privato da affidato alle Ater e/o alle Agenzie sociali per l’abitare. Attraverso convenzioni di lungo periodo con i proprietari e il sostegno di Regione e Comuni – concludono i consiglieri regionali del Pd – sarebbe possibile offrire maggiori garanzie ai locatori e aumentare gli alloggi disponibili, fornendo una risposta concreta all’attuale emergenza abitativa”.
Tra le astensioni anche quella annunciata da Giulia MASSOLINO (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg), che ha riconosciuto l’importanza del provvedimento, ma ha evidenziato “alcune questioni rimaste aperte, tra cui il ruolo delle Ater nel coordinamento dei Tavoli territoriali, la funzione dei Comuni e la necessità di verificare i contenuti dei futuri regolamenti attuativi e dei bandi”.
Di segno opposto gli interventi della Maggioranza. Michele LOBIANCO (Forza Italia) ha definito la legge “strutturale”, sottolineando come essa “rinnovi profondamente una normativa che necessitava di essere aggiornata”. Per il consigliere azzurro, il ddl 80 “modifica i paradigmi della risposta ai bisogni abitativi, responsabilizzando Comuni, Ater e Giunta regionale e rafforzando il diritto all’inclusione abitativa e alla coesione sociale”.
Edy MORANDINI (Fedriga Presidente) ha parlato di un provvedimento “importantissimo perché affronta uno dei bisogni più sentiti dai cittadini”. Il consigliere ha evidenziato gli interventi previsti a favore della prima casa, della locazione, dell’edilizia residenziale pubblica, del recupero del patrimonio esistente e della rigenerazione urbana, ricordando inoltre “il lavoro di concertazione svolto dall’assessore e dagli uffici regionali con i portatori di interesse”.
Per Igor TRELEANI (Fratelli d’Italia) “la sfida non consiste nell’aumentare il numero degli emendamenti o delle dichiarazioni, ma nel costruire strumenti capaci di produrre risultati concreti”. Secondo il consigliere, “la legge offre risposte moderne a un fabbisogno abitativo profondamente cambiato, caratterizzato da famiglie più fragili, giovani in difficoltà nell’accesso al mercato e lavoratori con redditi insufficienti a garantire stabilità abitativa”.
Voto favorevole convinto anche da parte di Maddalena SPAGNOLO (Futuro nazionale), che ha sottolineato il lungo percorso di confronto che ha accompagnato la stesura del testo. Tra gli aspetti più significativi ha indicato “la ridefinizione della programmazione delle politiche abitative, il rafforzamento del ruolo delle Ater, la riorganizzazione dei tavoli territoriali, il passaggio dalla programmazione triennale a quella annuale e l’attenzione riservata alla cosiddetta fascia grigia della popolazione”.
A chiudere le dichiarazioni di voto è stato Alberto BUDAI (Lega) che ha ribadito il sostegno del proprio gruppo alla riforma, definendola “una risposta moderna alle esigenze abitative della regione. La vera sfida per la Giunta sarà l’efficienza burocratica, la necessità di garantire tempi rapidi nell’erogazione dei contributi e di sostenere la capacità amministrativa dei piccoli Comuni, affinché i principi contenuti nella legge possano tradursi in risultati concreti per le famiglie”.
LA SCHEDA ANALICA DEL PROVVEDIMENTO COME PUBBLICATA DALL’AGENZIA DI STAMPA DEL CONSIGLIO REGIONALE
Il Friuli Venezia Giulia aggiorna la normativa in materia di politiche abitative, a 10 anni di distanza dalla legge regionale 1/2016. Tra conferme e novità, ecco cosa prevede il disegno di legge 80 approvato dal Consiglio regionale.
FINALITÀ. Riconosce il diritto all’abitazione quale presupposto per garantire la coesione e l’equità sociale, nonchè il benessere della comunità, tutelando le fasce più deboli della popolazione e guardando alla rigenerazione urbana e alla sostenibilità ambientale.
PROGRAMMAZIONE. La Regione mantiene le funzioni di indirizzo e verifica delle linee strategiche degli interventi adottando un Programma annuale (non più triennale) delle politiche abitative entro il mese di ottobre. Si rafforza il ruolo delle Ater, chiamate non solo a gestire il patrimonio abitativo pubblico, ma anche a svolgere una funzione di coordinamento attraverso i Tavoli territoriali, di cui fanno parte anche enti locali, realtà economiche e soggetti del Terzo settore. I Comuni rilevano entro febbraio di oggi anno, i fabbisogni e le emergenze abitative proponendo delle soluzioni.
EDILIZA SOVVENZIONATA. Confermata la gestione delle Ater, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi in locazione permanente per i cittadini meno abbienti dando priorità a interventi di riqualificazione urbana e territoriale.
EDILIZIA CONVENZIONATA. I soggetti attuatori rimangono le Ater e le imprese di costruzioni e cooperative edilizie a proprietà individuale che vendono o affittano, anche con diritto di riscatto, gli alloggi a prezzi calmierati sulla base di convenzioni siglate con i Comuni. La legge prevede che il patrimonio delle Ater e dei Comuni in edilizia sovvenzionata non assegnato possa essere trasformato in convenzionata per dare risposte alla cosiddetta fascia grigia della popolazione, che ha un reddito troppo alto per accedere alle case popolari, ma non sufficiente per sostenere i prezzi del mercato immobiliare privato.
EDILIZIA AGEVOLATA. I contributi sono previsto per l’acquisto della prima casa di proprietà che non porta a nuovo consumo di suolo.
MOROSITÀ INCOLPEVOLE. La legge prevede la possibilità di anticipare il sostegno prima del provvedimento esecutivo di sfratto. SOSTEGNO ALLE LOCAZIONI. Confermato per il locatari, e anche per i proprietari, che mettono sul mercato alloggi sfitti.
ALTRE FORME DELL’ABITARE. Rinnovato il sostegno al Social housing. Per il coabitare sociale e le forme innovative già previste dalla Lr 1/2016, i privati non rientrano più tra i beneficiari, ora ristretti agli enti pubblici e del Terzo settore che assicurano una maggiore continuità nell’utilizzo degli alloggi in locazione. Previsti comunque progetti di parternariato pubblico-privato.
GRAVE DISAGIO SOCIALE E ABITATIVO. Introdotto un sostegno specifico ai Comuni e agli enti del Terzo settore a beneficio dei nuclei familiari bisognosi di soluzioni temporanee e immediate sia mediante contributi alle locazioni, sia attraverso finanziamenti per l’acquisto e il recupero di immobili. I Comuni possono avvalersi delle Agenzie per l’abitare che favoriscono l’intermediazione tra domanda e offerta di alloggi.
DONNE VITTIME DI VIOLENZA. Stabilita una percentuale garantita di alloggi Ater alle donne vittime di violenza di genere, anche in deroga alle graduatorie. Priorità inoltre agli appartenenti alle Forze dell’Ordine. ASCENSORI. Sostegno all’installazione riproposto per immobili privati con almeno tre livelli fuori terra.
REQUISITI. La legge definisce i requisiti che devono avere sia le imprese, sia le persone fisiche per accedere alle varie misure. Tra questi c’è la residenza in regione, eccetto che per i locatori di alloggi sfitti e per chi ha un contratto di lavoro in Fvg. Residenza minima di 2 anni per l’edilizia convenzionata e il sostegno agli affitti; 5 anni, anche non consecutivi negli ultimi 8, per l’edilizia agevolata. I regolamenti di settore definiranno i valori soglia di Isee. Non può accedere alle misure previste dalla legge chi è stato condannato per occupazione abusiva di un immobile.
OBBLIGHI. Mantenimento della destinazione d’uso dell’alloggio; dimora abituale con residenza anagrafica nell’alloggio stesso, che non può essere né locato, né venduto. Confermata la possibilità di trasferire il beneficio agli eredi in caso di decesso e al coniuge che continua a risiedere nell’alloggio a seguito di separazione.




