Pordenone: Presentazione del Comitato freeMarwan Barghouti
Nasce, nell’ambito del Comitato per la Palestina di Pordenone, il Comitato per la Libertà dei Prigionieri Palestinesi – freeMarwan Barghouti, con l’obiettivo di promuovere la dignità umana, la giustizia e l’uguaglianza dei diritti per tutte le persone palestinesi sottoposte a detenzione a causa del proprio impegno politico, civile o sociale. Si apre così la nota stampa del comitato pordenonese, che aggiunge: “Il 28 marzo alle ore 18:00 ci ritroveremo in Piazzetta Cavour per la presentazione pubblica del comitato e per chiedere libertà per Marwan Barghouti e per tutti i prigionieri palestinesi. L’iniziativa nasce in un momento particolarmente drammatico per la Palestina. Mentre Gaza continua a vivere una catastrofe umanitaria, anche la Cisgiordania sta attraversando una fase di forte escalation: raid militari quotidiani, arresti di massa, villaggi sotto assedio e l’espansione degli insediamenti stanno trasformando la vita dei palestinesi in una realtà sempre più segnata da violenza e restrizioni.
Negli ultimi mesi:
• centinaia di palestinesi sono stati arrestati
• molte città e campi profughi sono stati sottoposti a incursioni militari
• aumentano gli attacchi dei coloni e le demolizioni di case
• migliaia di persone vivono con posti di blocco, chiusure e limitazioni alla libertà di movimento
In questo contesto la figura di Marwan Barghouti, da oltre vent’anni nelle carceri israeliane, continua a rappresentare per molti palestinesi un simbolo di unità, resistenza e speranza di libertà.
Il Comitato si propone di monitorare, documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani fondamentali connesse alla detenzione dei palestinesi, sostenendo al contempo le famiglie dei detenuti e rafforzando le reti di solidarietà a livello locale, nazionale e internazionale.
Ambiti di intervento
L’azione del Comitato si concentra su due principali aree di attenzione.
1. Prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane e attivisti palestinesi detenuti in Italia
Il Comitato denuncia l’esistenza di un sistema di doppio standard che distingue tra ostaggi di “serie A” e ostaggi di “serie B”, negando ai prigionieri palestinesi il pieno riconoscimento dei loro diritti fondamentali.
Non può esservi giustizia:
se non vengono raccontate le condizioni in cui uomini e donne palestinesi fanno ritorno alle proprie famiglie dopo anni di detenzione, torture e maltrattamenti;
se migliaia di persone vengono private della libertà per mesi o anni senza accuse formali, attraverso il ricorso alla detenzione amministrativa;
se processi iniqui e privi di garanzie effettive diventano strumenti ordinari di repressione politica.
Il Comitato denuncia l’uso sistematico della detenzione amministrativa e di procedimenti giudiziari che colpiscono indiscriminatamente la società palestinese. Tra i casi più noti:
Marwan Barghouti – leader politico e figura carismatica del movimento nazionale palestinese, detenuto dal 2002 e condannato all’ergastolo al termine di un processo ampiamente criticato per l’assenza di piene garanzie processuali e per il suo chiaro carattere politico. Durante oltre vent’anni di prigionia, Barghouti è rimasto un punto di riferimento centrale per la società palestinese, sostenendo l’unità politica e la necessità di una leadership legittimata democraticamente. La sua detenzione rappresenta un caso emblematico dell’uso del carcere come strumento di eliminazione politica e di repressione della rappresentanza palestinese, ed è oggi simbolo della lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese.
Ahmad Sa’adat – dirigente politico incarcerato per il suo ruolo di leadership e organizzazione politica.
Khalida Jarrar – attivista politica e femminista, più volte sottoposta a detenzione amministrativa.
Accanto a loro, giornalisti, medici, operatori sanitari, attivisti e operatori umanitari vengono incarcerati per il solo fatto di raccontare, documentare o alleviare le sofferenze del proprio popolo. Questi prigionieri rappresentano esempi concreti di come la detenzione venga utilizzata non solo come misura penale, ma come strumento di repressione politica e controllo sociale.
2. Solidarietà e repressione in Italia
Il Comitato rivolge particolare attenzione anche ai casi di cittadini palestinesi e di attivisti per i diritti del popolo palestinese che, in Italia, sono stati sottoposti a indagini pluriennali o a misure restrittive della libertà personale in relazione alla loro attività politica e di solidarietà.
Tra questi:
Mohammed Hannoun – attivista arrestato in relazione alla sua attività politica e solidale, oggetto di preoccupazione da parte di associazioni per i diritti civili.
Anan Yaeesh – perseguitato in un clima mediatico che ha spesso anticipato il giudizio, con gravi conseguenze sul diritto alla libertà di espressione e di associazione.
Hussam Abu Safiya – pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya, arrestato a dicembre del 2024 per essersi rifiutato di lasciare l’ospedale sotto assedio.
Questi casi evidenziano come anche all’interno delle democrazie occidentali si manifestino:
derive autoritarie e logiche securitarie sempre più repressive nei confronti del dissenso politico;
un clima di sospetto e discriminazione, spesso riconducibile a sentimenti islamofobi e razzializzanti;
un irrigidimento degli strumenti legislativi che finisce per confliggere con il diritto alla solidarietà, alla partecipazione politica e alla libertà di opinione.
Missione del Comitato
Il Comitato freeMarwan Barghouti si propone di:
1. Rendere visibili le condizioni di detenzione dei prigionieri palestinesi e denunciare le violazioni dei diritti umani.
2. Promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione a livello locale, nazionale e internazionale.
3. Sostenere umanamente, politicamente e socialmente i detenuti e le loro famiglie.
Il Comitato afferma che la libertà dei prigionieri palestinesi, a partire da Marwan Barghouti, è una condizione imprescindibile per la giustizia, la pace e il rispetto del diritto internazionale.
L’adesione è aperta ai partiti politici e associazione
inviare email all’indirizzo: comitatofreemarwanbarghouti.pn@gmail.com





