Presunti traffici di rifiuti con la Tunisia, la società di Salerno che ha spedito 12mila tonnellate di rifiuti scarica le responsabilità sulla Regione Campania

Dopo la nostra pubblicazione di notizie provenienti dai media tunisini relativamente ad un presunto traffico di rifiuti fa Italia e Tunisia, inchiesta giornalistica che ha dato avvio ad una pesante indagine giudiziaria a Tunisi con arresti eccellenti, fra cui quello del ministro tunisino all'ambiente Mustapha Aroui , in maniera maniera abbastanza inusuale per modi e contenuti, la società di Salerno implicata nella vicenda ci ha mandato una sorta di diffida che alla luce delle notizie che arrivano da Tunisi sembra un poco probabile tentativo di smarcarsi da una vicenda che, c'è da pensare, li coinvolgerà  nella migliore delle ipotesi per il fatto di aver fatto incautamente affari con soggetti che definire poco trasparenti è un eufemismo. Infatti appare debole la tesi che tende a scaricare tutto sulla regione Campania, rea, secondo la ditta di Salerno di aver male informato e garantito correttezza procedurale nei rapporti con la Tunisia. Riportiamo quanto afferma l'amministratore unico della Sra per fornire, nella massima trasparenza, anche la versione dell'azienda e non certo per obbligo di qualche natura. Bisogna dire però che l'ipotesi degli inquirenti tunisini sembra per ora, in parte, alleggerire, almeno formalmente, le responsabilità della ditta italiana. Al centro dell'indagine infatti vi sarebbe principalmente la società tunisina Soreplast e i suoi rapporti con d'affari con  funzionari locali  e perfino con il ministro all'ambiente. In sostanza Soreplast avrebbe millantato, o garantito, all'azienda italiana libero accesso dei rifiuti grazie alle “entrature” che poteva garantire. Ovviamente c'è la possibilità che la ditta italiana sia stata turlupinata, lo vedranno gli inquirenti. Possiamo solo dire che vista l'entità delle spedizioni e il fatto che è risaputo che il commercio di rifiuti con l'Africa è vietato da vari trattati internazionali, pare strano che una azienda del settore non fosse a conoscenza, ad esempio, che la Convenzione di Bamako (Mali), del 1991 – firmatari tutti gli Stati dell’Unione Africana – vieta appunto l’importazione di rifiuti tossici e/o pericolosi nel continente e che autorizzazioni ottenute in Campania sono carta straccia in Tunisia. La SRA srl di Polla si fa scudo  con le autorizzazioni della regine Campania  facendo intendere che era quest'ultima a dover controllare la regolarità della possibile esportazione, insomma le “carte” alla partenza erano formalmente tutte in regola, ma  per l'Italia. Ma se in Tunisia si è scoperto che quelle della società ricevente erano false e ottenute grazie ai buoni auspici dei funzionari finiti in manette, è facile capire come la realtà sia diversa dalla narrazione di parte italiana e che il “a nostra insaputa” è tesi difensiva debole. Anzichè sventolare minacce alla stampa pensiamo che la Srl di Polla dovrebbe concentrare i propri sforzi legali per chiarire con le autorità di Tunisi la propria posizione, anzichè definirli “puerili” (come si legge nella nota inviataci) solo perchè gli chiedono di riprendersi i rifiuti. Ma vediamo a grandi linee il testo di quanto ci ha scritto Antonio Cancro in qualità di Legale Rappresentante ed Amministratore Unico della società SRA Sviluppo Risorse Ambientali srl con sede in Polla (SA).
“La scrivente è una società autorizzata allo stoccaggio ed al trattamento di rifiuti, in virtù di Decreto Dirigenziale n. 118 del 17.5.2019 della Regione Campania, presso il proprio impianto ubicato in Polla (Sa). La scrivente è stata autorizzata dalla Regione Campania, in virtù del Decreto Dirigenziale n. 76 del 14.2.2020 (prima quota 6,000 tonnellate) e del Decreto Dirigenziale n. 153 dell'8.72020 (seconda quota di 6,000 tonnellate) alla spedizione transazionale di rifiuti non pericolosi dall'Italia alla Tunisia per un totale di 12,000 tonnellate, prodotti dal proprio impianto ubicato in Polla (SA).
I titoli autorizzativi di cui sopra prevedono che i rifiuti siano spediti dalla SRA alla Soreplast Suarl (con sede in Sousse Zone Industrielle Sidi Abdelhamid Division 5 0 64 7AQ 4000 Sousse Medina Sousse) affinché la destinataria proceda all'Operazione di recupero intermedio RI 2 (scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da RI a RI l) con finalità a R3 (riciclaggio o recupero delle sostanze organiche che non sono utilizzate come solventi, comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche). Tali titoli prevedono altresì che la quota parte del rifiuto non recuperato sarà inviato alla "Centre Anged Sousse" sito nella Città Ezzouhour Route de Kairouan Sousse per l'operazione di smaltimento Dl o RI.
Si ribadisce solo per chiarezza che le autorizzazioni a noi rilasciate dalla Regione Campania, sono state rilasciate dopo che lo stesso stato Tunisino (che oggi si rimangia le autorizzazioni rilasciate a suo tempo) interpellato dalla Regione Campania (verbalmente??? ndr)  ha autorizzato le spedizioni assentendo alle stesse. In virtù dell'autorizzazione di cui al Decreto n. 76, la SRA ha spedito, in data 22.5.2020, 70 containers alla Soreplast che ha regolarmente sdoganato e operato i servizi di recupero/smaltimento di cui alle autorizzazioni. All'esito delle operazioni, la Soreplast e la Anged hanno altresì debitamente confermato la regolare esecuzione delle operazioni.
Successivamente alla prima spedizione la, SRA ha spedito, altri tre lotti per un complessivo di 212 container. 
Questi tre lotti sono arrivati, come il primo, al porto di Sousse ma, a differenza del primo lotto, la dogana non ha sdoganato le merci per motivazioni ignote alla SRA. Dapprima, infatti, la SRA veniva informata dalla Soreplast che il ritardo nello sdoganamento era dovuto alla situazione di emergenza dovuta alla pandemia da COVID19 mentre, successivamente, alla SRA veniva riferito di non avere alcuna comunicazione ufficiale dalla Dogana con riferimento alle cause del blocco delle merci. Solo dopo lunghi mesi, la scrivente veniva a conoscenza da parte della Regione Campania, che lo stato Tunisino (con una comunicazione mezzo GMAIL) per una mera presa di posizione Puerile, oggi chiede alla Regione Campania il rientro dei rifiuti in Italia, in quanto a loro dire l' Autorità che avrebbe dovuto rilasciare l'autorizzazione alla Regione Campania non è A.N.G.E.D.
Si ribadisce che l' individuazione dell'autorità ricevente è stata confermata, su interpello della Regione Campania dal CONSOLATO Dl TUNISIA A NAPOLI, il quale ha confermato mezzo P.E.C. che l' ANGED era l'Ente preposto Tunisino a rilasciare l'autorizzazione alla spedizione. (solo per questo, le ragioni esposte nelle ultime note dalla Tunisia rasentano il comico, la quale addirittura metterebbe in dubbio l'assenso alla spedizione, "dimenticando" che è stata la stessa Repubblica di Tunisia, per il tramite dei suoi organi ad aver autorizzato il tutto dietro richiesta della Regione Campania, cosa poi come esposto prima confermata dal Consolato di Tunisia a Napoli, anch'esso interpellato dalla Regione Campania). Ad oggi la Tunisia non permette lo sdoganamento dei container (nonostante il primo lotto spedito sia andato a buon fine).
Lo scrivente ha già dato mandato legale a più avvocati i quali avranno l'obbligo di far valere le ragioni della società nelle competenti sedi di ogni grado e livello”.
La nota della Sra srl si chiude con l'invito a pubblicare la loro posizione, minacciando querele,  “per tutelare l'onore ed il prestigio della società Sviluppo Risorse Ambientali srl ed anche di ogni singolo lavoratore”, li accontentiamo nella consapevolezza però che la loro linea di difesa scaricabarile sulla Regione Campania appare debole, perchè alla fine i responsabili dei contenuti fisici delle spedizioni sono i soggetti che le fanno e non chi ha fornito l'indirizzo e sostenere di essere nel giusto per avere autorizzazioni italiane, anzi campane,  per smaltire in territorio di uno stato estero sovrano, appare quantomeno tesi bizzarra.

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