Prime battaglie antifasciste: le Barricate di Torre di Pordenone del 1921, se ne parla domani a Cavasso Nuovo

Attorno al 1840 cambia la storia di Pordenone e delle sue frazioni. Avviene quando a Torre, e poi in città ed a Rorai, Fiume e Cordenons vengono costruiti successivamente sette stabilimenti cotonieri (filatura, tintoria e tessitura) costituendo il primo polo industriale moderno in Friuli, da cui nasceranno a loro volta industrie ausiliarie destinate a grande fortuna (Savio, Zanette e Zanussi). L’industrializzazione dà a Pordenone un’identità di città industriale, progressista ed operaia, e questo spiega come, nel primo dopoguerra ed in particolare nell’ottobre 1920, il territorio del Friuli occidentale costituisca per gran parte una “zona rossa”, con l’elezione di amministrazioni socialiste ed operaie in 12 comuni, tra cui Pordenone, Aviano, Cordenons, Maniago e Spilimbergo. Nello specifico, il quartiere di Torre diviene una roccaforte di anarchici, socialisti e, più tardi, comunisti, tanto che la stessa diocesi di Concordia dovrà inviarvi un combattivo parroco modernista e sindacalista per cercare – invano – di contendere loro il consenso. Nel maggio 1921, in occasione delle elezioni politiche anticipate indette dal governo Giolitti, si scatena lo squadrismo fascista, con l’obiettivo di ridimensionare con la violenza la forza elettorale di socialisti (il primo partito in Friuli) e popolari cattolici (il secondo partito, ma con una maggiore capacità di conquistare le amministrazioni comunali, soprattutto nelle zone contadine). L’offensiva squadrista, che parte dal Veneto e dall’Emilia e, contemporaneamente, da Trieste e dalla Venezia Giulia, spazza Veneto orientale e Friuli, concludendosi disperatamente – perché sconfitta nelle urne, nelle elezioni del 15 maggio – con l’invasione di Udine lunedì 16 e la distruzione delle istituzioni popolari. L’episodio saliente è l’invasione di Pordenone il 10-11 maggio: una vicenda che si ripeterà nell’anno successivo, fino alla vittoriosa – e purtroppo isolata – difesa di Parma nell’agosto 1922 da parte degli “Arditi del Popolo”, movimento unitario antifascista. Pordenone viene invasa e l’amministrazione del sindaco Guido Rosso viene destituita dalle istituzioni statali, conniventi con i fascisti; gli operai organizzati dalla Camera del Lavoro si ritirano a difendere le loro istituzioni – Casa del Popolo e Cooperativa Sociale di Consumo – nel quartiere di Torre. I fascisti (ed i militari chiamati di rinforzo) vengono bloccati da barricate, trincee e reticolati costruiti dalla popolazione nella notte tra il 10 e l’11; dietro i quali stanno volontari armati e nidi di mitragliatrice. I fascisti potranno penetrare nel quartiere solo dopo che ne sarà minacciato il bombardamento da parte dell’esercito, imponendo la resa agli antifascisti. Ma ciò non costituirà la fine della resistenza, che continuerà con una settimana di sciopero generale, fino alla vittoria elettorale socialista del 15, con l’elezione del primo deputato socialista pordenone, Giuseppe Ellero, ed al ripristino pochi mesi dopo della giunta Rosso. Pordenone sarà anche, sull’altro fronte, un polo di diffusione del fascismo: con Piero Pisenti, che si affermerà come il leader del partito regionale, espressione degli interessi di agrari ed industrialI, e con un gruppo di squadristi (sia ex combattenti, che esponenti di una delinquenza marginale) che si ritroveranno a capo del più violento fascismo veneziano (il federale Gino Covre) e dell’attacco a Treviso del 13 luglio successivo. Per ricostruire queste vicende, l’Associazione Casa del Popolo di Torre ha promosso, in occasione del centenario della costruzione – nel 2011 – due libri, e nel più recente centenario delle Barricate – nel 2021 – un terzo libro, aggiornando le ricerche storiche e pubblicando documenti e testimonianze. In un caso, utilizzando lo strumento innovativo della graphic novel, unendo il rigore storiografico a forme narrative indirizzate alle giovani generazioni.

Evento Venerdì sera, "Barricate" al "Palazzat" di Cavasso Nuovo

Saluti del sindaco Silvano Romanin e del presidente del circolo “Pensiero in Libertà” Emanuele Zanon.

Interventi di:

Andrea Fregonese, presidente dell’Associazione Casa del Popolo di Torre: Tra due centenari, la Casa del Popolo (1911) e le Barricate di Torre del 1921;
Moreno Baccichet, redattore di www.storiastoriepn.it: Torre e Pordenone, da borghi medievali a primo centro industriale moderno del Friuli;
Elisabetta Michielin, redattrice di www.storiastoriepn.it: Operaie, partigiane, storiche. Una maggioranza tutt’altro che silenziosa;
Gian Luigi Bettoli, redattore di www.storiastoriepn.it: Torre maggio 1921 e le altre Barricate;
Enzo Pagura, redattore di www.storiastoriepn.it: Chi erano i fascisti che assaltarono Pordenone;
Vincenzo Bottecchia, presidente dell’Associazione Màcheri: Il fumetto come strumento di narrazione storica.