Ricordando Giorgio Nebbia grande esponente dell’ambientalismo italiano nel centenario della nascita
In questi giorni di fine aprile, a cent’anni dalla nascita, ci sembra significativo ricordare Giorgio Nebbia (Bologna, 23 aprile 2026 – Roma, 3 luglio 2019), grande esponente dell’ambientalismo italiano. Riflettere sulla sua operosa vita di ricercatore, docente, attivista e storico dell’ambiente non è peraltro un compito facile, stante la vastità delle sue opere.
Laureatosi in Chimica, dal 1959 docente di Merceologia alla facoltà di Economia dell’Università di Bari, fu uno dei primi studiosi provenienti dalle scienze “dure” ad abbracciare nel nostro paese le ragioni dell’ambientalismo. Il suo interesse per la tutela ambientale risale alla metà degli anni Sessanta, epoca in cui si iscrisse prima a Italia Nostra e subito dopo al WWF. La sua statura e l’opera di divulgatore curioso ed appassionato ne fa tutt’ora un prezioso compagno per approfondire argomenti e tematiche nel rapporto tra ecologia ed economia.
Giorgio Nebbia svolse le sue attività di ricerca nell’ambito della merceologia, con particolare riferimento all’analisi del ciclo delle merci. Queste le prime righe del saggio “Produzioni di merci a mezzo di natura”:
Non è vero che le merci si producono a mezzo di soldi, e neanche a mezzo di merci: le merci (e i servizi che anche loro, tutti, richiedono oggetti materiali) si producono a mezzo di natura. In maniera analoga a quanto avviene nei cicli biologici, anche i cicli economici consistono nel prelevare dei beni materiali dai corpi naturali – aria, acque, suolo, depositi o stocks di minerali, rocce, combustibili fossili – nel trasformarli in oggetti utili, con inevitabile formazione di scorie e di rifiuti che finiscono nei corpi naturali. Solo capendo come la materia circola in una economia dai corpi naturali ai processi di produzione e di consumo, e poi come e dove la materia ritorna nei corpi naturali come scorie e rifiuti, solo così si può capire come funziona una economia.
Le sue pubblicazioni in inglese non sono moltissime, quindi consultando gli archivi di Scopus si potrebbe avere l’idea di una figura marginale di ricercatore. Viceversa, non solo lo spessore dei suoi contributi scientifici in italiano su moltissime riviste è assolutamente rilevante (oltre 500), ma ciò che veramente colpisce è la sua magistrale capacità di divulgatore, abbinata alla sua passione per la storia dell’ecologia.
Come riporta Marino Ruzzenenti (2023) nel saggio “L’ecologia comanda l’economia”, più di mezzo secolo fa (aprile 1971) Giorgio Nebbia si trovò a svolgere la relazione introduttiva e le conclusioni ad un convegno promosso dall’Amministrazione provinciale di Taranto, su Inquinamento ambientale e salute pubblica: il primo evento che affronta il tema dell’impatto dell’allora acciaieria Finsider. E insieme a Laura Conti, a Virginio Bettini e ad altri, si occupa del caso storicamente più clamoroso, quello dell’Icmesa di Seveso del 10 luglio 1976, con il compito chiarire e ricostruire l’intreccio tra quell’incidente, l’impiego di erbicidi contaminati da diossina nella guerra del Vietnam e lo scandalo dell’esaclorofene, un altro derivato dal triclorofenolo dal cui impianto in avaria era fuoriuscita la nuvola di diossina.
In campo politico fu sempre su posizioni ambientaliste e di sinistra, battendosi in particolare contro l’idea, risorgente anche dopo il Disastro di Černobyl’ e i due Referendum che bandirono le centrali nucleari in Italia, di rilanciare il nucleare considerandolo come energia pulita e sicura. Venne eletto nelle liste del Partito Comunista Italiano come indipendente di sinistra, alla Camera dei deputati per la IX Legislatura (1983 al 1987) e poi al Senato per la X legislatura della Repubblica Italiana (dal 1987 al 1992).
In seguito alla scomparsa di Laura Conti nel maggio 1993, preoccupato per il fatto della possibile dispersione di appunti, manoscritti, atti parlamentari dell’ecologista scomparsa, Nebbia lanciava un appello pubblico, con altri 33 firmatari, per salvare il suo archivio perché “non possiamo permetterci di perdere questa importante produzione di idee, realizzata da una delle più grandi menti degli anni moderni”.
In quell’appello rivolto agli uomini di cultura, alle associazioni, agli enti pubblici e privati e alle Università perché questo della Conti diventasse “il nucleo del primo grande archivio delle Culture Ambientali e del Movimento Ambientalista”. Una misura del suo coinvolgimento nella storia contemporanea dell’ambiente .
L’appello venne raccolto dalla Fondazione Micheletti, con l’acquisizione dell’archivio di Laura Conti e via via di altre decine di archivi e la costituzione nel 1999 del Centro di storia dell’ambiente e la nascita della rivista “Altronovecento. Ambiente tecnica società”. Questa rivista di storia, di dibattito e di intervento politico, digitale e a libero accesso fu appunto fondata nel 1999 da Giorgio Nebbia e Pier Paolo Poggio nell’ambito delle attività della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia.
La memoria dei friulani rispetto ai grandi dell’ambientalismo va forse prima a Laura Conti, nata a Udine ed alla quale Legambiente ha dedicato un circolo regionale. Forse ora ci rimane il compito di trovare qualcosa di adeguato e ricordare anche da noi la figura di Giorgio Nebbia. Per entrare in contatto diretto con lui è per fortuna disponibile un’ampia intervista prodotta in collaborazione con la Fondazione Luigi Micheletti, consultabile e scaricabile da: https://nebbiaracconta.wordpress.com/
La figura seguente, tratta dal web, riporta l’invito al convegno organizzato in suo onore per celebrare il suo 90° compleanno. La lista degli interventi conferma la presenza dei più noti esponenti del movimento ambientalista italiano.





