Roberti vuole vengano tolte onorificenze e cariche a Putin e visto che ci siamo anche a Tito. Noi aggiungiamo Salvini, putiniano certificato e solo oggi negazionista

Non c'è nulla da fare, neppure una tragedia epocale come quella che sta colpendo gli ucraini,  riesce a calmare gli odi ideologici. C'è chi  continua a brandire pezzi di storia come immonda clava. Eppure già alle elementari si insegna agli scolari che ogni personaggi, ogni storia, va inquadrata nel suo tempo e che i giudizi sul passato è meglio lasciarli agli storici anzichè applicarli all'oggi.  Come non inquadrare nella casella delle aberrazioni  la solita narrazione dell'assessore della Regione Friuli-Venezia Giulia alle autonomie locali, funzione pubblica ahinoi  alla  sicurezza e immigrazione, che dinnanzi all'arrivo dei profughi non trova di meglio che strumentalizzarli per la sua solita e ormai stucchevole narrazione e polemica sulla revoca delle onorificenze a Tito. Revoca da compiere assieme a quelle a Putin, mentre afferma con enfasi che il Fvg accoglierà ucraini come fece con esuli istriani, ma come, aggiungiamo noi, non ha fatto con quelli siriani e afghani. Spiega così Roberti il suo spericolato paragone: “Alcuni termini collegati al conflitto in Ucraina, come 'russificazione' e campo profughi, e la fuga di centinaia di migliaia di persone che non vogliono perdere la propria identità ricordano quanto avvenuto agli esodi dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia. Il Friuli Venezia Giulia è quindi pronto ad accogliere chi oggi fugge dalle bombe che cadono sulle città ucraine con lo stesso spirito con cui ha accolto gli esuli". "In questi giorni nei quali nel dibattito pubblico si parla, nell'ambito delle sanzioni che saranno applicate alla Russia, della possibile revoca delle onorificenze conferite a Vladimir Putin nel corso degli anni - ha proseguito Roberti -. Auspico che questa situazione possa essere l'occasione giusta per revocare anche altre onorificenze, come quella concessa a Josip Broz  meglio noto come Tito, che ha sostenuto le persecuzioni ai danni degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia". A questo punto però sarebbe da chiedere perchè non espellere da ogni carica pubblica anche, Matteo Salvini, comandante di leghista di Roberti, che, come è noto al mondo, è stato sostenitore indefesso di Putin come del resto li recentemente ricordato il sindaco della cittadina polacca di Przemyśl,  città al confine con l’Ucraina. Come è noto il primo cittadino, pochi giorni fa ha consegnato al segretario della Lega quella famosa maglietta putiniana indossata da Salvini (solo qualche anno prima) al Parlamento Europeo – nell’Aula di Strasburgo – e anche durante le sue visite in Russia. Un gesto che ha messo nel ridicolo e al pubblico ludibrio il leader leghista. Episodio che ha avuto una eco mediatica non solo in Italia, ma in tutto il mondo, tanto che anche sondaggi politici oggi confermano la portata di questa figuraccia epocale. Secondo l’ultima rilevazione fatta da SWG per il Tg di La7 infatti, la Lega ha perso lo 0,8% nelle intenzioni di voto degli italiani (scendendo al 16,2%). Le posizioni ondivaghe (tra il passato e il presente) di Salvini su Putin – e la Russia – stanno facendo pagare il conto al Carroccio, Roberti se ne faccia una ragione e lasci agli storici il giudizio su Tito, che per chiarire, non era certo uno stinco di santo, e si preoccupi di mettere mordacchia e pastoie alle intemperanze del suo leader.