San Vito. Ex cava di Carbona, autorizzato prelievo di 600mil m³ materiale. Ripristino ambientale o operazione “economica”
Scrivono i cittadini del Comitato Abc: “Come tutti i sanvitesi sanno, l’ex-cava Ponte della Regina è una ex-zona di estrazione di ghiaia a Carbona. Ex significa che attualmente l’attività è conclusa e non più autorizzata dalla regione da parecchi anni. Tuttavia apprendiamo che l’amministrazione ha appena approvato la variante 83 al PRGC e il PAC nella stessa seduta del Consiglio comunale del 23 luglio, che autorizzano il prelievo di 600.000 m³ di materiale da parte della Superbeton, giustificando l’estrazione come intervento necessario per un “ripristino ambientale” con rimodellamento delle rive del lago ecc., cioè per un progetto di “rinaturalizzazione” dell’area. Sulla base dei dati del prelievo ci sembra invece un ulteriore intervento di artificializzazione della stessa, che snatura ulteriormente il sito. Ci si chiede allora: poiché uno dei principi che sottendono al nuovo piano regolatore, ora in cantiere, è la valorizzazione del Tagliamento come elemento naturale, perché precipitarsi a blindare il nuovo progetto della ex-cava con una variante ad hoc, quando si poteva aspettare ed agire sulla base dei presupposti su cui poggia il nuovo Piano Regolatore Generale? Il sindaco ci risponderebbe che c’è una sentenza del TAR a favore della ditta e che la partita era chiusa dal punto di vista legale con la vittoria della Superbeton, ma quella sentenza riguardava un altro progetto, non questo. Inoltre, perché fermarsi alla decisione del TAR quando l’amministrazione poteva appellarsi al Consiglio di Stato? Il Sindaco ci direbbe anche che la quantità di inerti è stata dimezzata rispetto al precedente progetto, ma 600.000 m³ restano comunque una quantità enorme. Da giustificare.
Abbiamo chiesto all’IA cosa si può costruire con 600.000 m³ di ghiaia. Molte le risposte. Eccone una: 1500 condomini da 5 piani con 4 appartamenti per piano per un totale di 30.000 appartamenti da 100 m² ciascuno. Supponendo 3 persone per appartamento avremo 90.000 residenti: una città come Udine. Però le carte dicono che NON è una cava, cioè il fine non sarebbe l’estrazione di inerti, ma la realizzazione di un’oasi faunistica. L’estrazione sarebbe solo un corollario, un’attività finalizzata a quello che sarebbe un progetto di “rinaturalizzazione”. E allora ci chiediamo: è necessario escavare un volume così elevato per una rinaturalizzazione?? Serve togliere 600.000 m³ per mettere in sicurezza le rive del lago? Questo il progetto dovrebbe illustrarlo con precisione di calcolo. Se invece fosse una cava ci dovrebbe essere l’autorizzazione del Servizio Geologico della Direzione centrale difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, che ovviamente non c’è, non essendo una cava.
Uno degli aspetti più impattanti di questa estrazione è la movimentazione del materiale. Per questa enorme quantità, servono 28 camion al giorno, che significa 56 corse al giorno, visto che i camion arrivano vuoti e ripartono pieni. Questo significa un ulteriore appesantimento del traffico sulle nostre strade, già in affanno. Un altro aspetto delle escavazioni da considerare è l’ interferenza con le falde. Infine, ci risulta che l’area non diventi pubblica quando sarà ultimato l’intervento e questo non ci rassicura per nulla. Allora, di nuovo ci chiediamo: perché tanta fretta di approvare?
Hanno votato contrariamente (sono usciti dall’aula) i consiglieri Barel, Cordenos, Centis, Chiaruttini, Coppola, Delle Fratte, Finos, Scodeller, Pegorer e Sandri. Si sono astenuti i consiglieri Candido e Fogolin.
Il dato dei 28 camion al giorno non è riportato nella documentazione tecnica presentata dall’azienda. Tale informazione deriva dalla risposta all’interpellanza della consigliera comunale Susi Centis ed è stata successivamente richiamata anche in un comunicato del Partito Democratico”.




