Se la canta e se la sona
Nerone ha fatto scuola: per guadagnarsi l’ammirazione dei sudditi non badava a spese e nessuno osava fiatare. Emuli di cotanto esempio, i nostri governanti se la cantano e se la suonano certi di farla franca, di nascondere la verità e le loro plateali responsabilità contando sulla complicità dei media locali. Nell’ultimo comunicato abbiamo richiamato l’attenzione sull’ennesimo rapporto dell’ISPRA dedicato al consumo di suolo e alle inevitabili e incalcolabili conseguenze che ne sarebbero derivate. Eppure, come al solito se ne sono fatti un baffo. E così arriva la solita pioggia eccezionale e nel Cormonese tutto va sott’acqua, arriva la frana e con essa i morti e gli sfollati. Eppure, a scanso di equivoci e di responsabilità, i sussurroni si affrettano a dire che nulla lo aveva lasciato presumere, che la colpa era della solita, imprevedibile bomba d’acqua. Con tali premesse il governatore più amato d’Italia si avventura sui luoghi dell’alluvione, a braccetto con l’assessore alla Protezione Civile e con il ministro Ciriani, accorso per dare visibilità al nulla e al partito che reclama il prossimo presidente della Regione. Fedriga
cammina in mezzo al disastro sfoderando il suo faccino melenso e contrito, accompagnato dal codazzo dei servi, pronti a nascondere ogni indebita protesta e il fatto che una alluvione e una frana vi erano già state in un recente passato. Se la Rai regionale finge di non vedere, il cineoperatore di Rai 1, venuto da Roma, riprende la rabbia di chi, avendo perso molto, denuncia il mancato preavviso da parte della Protezione Civile e quindi la mancata possibilità di mettere in salvo il salvabile. Ebbene, a chi chiede giustizia e non aspetta l’elemosina, il presidente non sa dire altro che troverà i soldi per pagare i danni: quelli di Pantalone, non certo dei responsabili! Siamo alle solite: nel paese dei balocchi dove nessuno paga il fio dei suoi errori, o impara a non ripeterli. Lo abbiamo visto troppe volte e troppe volte abbiamo visto il sistema indisposto a mettersi in discussione. Troppe volte abbiamo visto le inchieste giornalistiche finire nel ridicolo e taluni inquirenti inclini a chiudere un occhio. Lo abbiamo constatato nel caso disdicevole del Tagliamento e della sua pretesa messa in sicurezza servita per accaparrare 30 milioni di euro: finiti per merito nostro sotto la lente della Comunità Europea e della magistratura. Lo abbiamo dimostrato in occasione dei lavori fallimentari promossi sul Cellina e nella diga di Barcis. Che dire poi dei 30 chilometri di un tunnel che dovrebbe riversare le alluvioni del Cormor nell’alveo del fiume Torre! Le paradossali iniziative volte a realizzare opere inutili e, per giunta, dannose, non si contano, come non si contano le nostre ripetute, inascoltate denunce. E allora, come non ricordare la scandalosa realizzazione delle opere di presidio operate sul torrente Calda in quel di Forni di Sopra e pur necessarie a curare gli effetti della tempesta Vaia? Come non vedere che i soldi sono finiti per cementificare la pista boschiva del monte Lussari, da destinare al passaggio del giro d’Italia? Solo un cieco può non vedere e solo un complice può tacere di fronte a certi lavori affidati all’arbitrio del Consorzio di Bonifica. Per darvene conto, andate a vedere come, a dispetto dell’ISPRA e della legge europea, stanno cementificando l’alveo della Roggia di Palmanova e tagliando gli alberi delle sponde. Misfatti e autori che rimangono impuniti, come nel caso della rotta dell’Isonzo: quando anni addietro di fronte all’evidenza di una situazione di degrado delle sponde dell’Isonzo e di una colpevole alterazione delle difese spondali, abbiamo spinto l’assessore Scoccimarro a farci ricevere dai responsabili della sua direzione: l’ing. Canali e il dottor Cella. Un incontro con tutte le evidenze del caso e, tanto per non restare lettera morta, seguito da una relazione e da un verbale dell’incontro. Ebbene, nonostante il pericolo incombente e le precise responsabilità, nulla si è mosso. Nulla, sino all’arrivo della prima piena autunnale e dell’inevitabile, temuto sfondamento della sponda fluviale: così come l’avevamo previsto. I danni sono incalcolabili, ma di mettere sotto accusa i diretti responsabili e chi non ha voluto assumere i necessari
provvedimenti non se ne parla affatto: a pagare è ancora una volta Pantalone, cioè l’ignaro contribuente. Poco male, perché i due sono chiamati a rimediare ai danni della recente alluvione, a coprire ogni responsabilità e come non bastasse a decidere il futuro del fiume Tagliamento! Intanto Fedriga e Scoccimarro si sono ritagliati una verginità istituendo un premio sull’ambiente, per coltivarsi i buoni, fra cui Legambiente, che ha atteso nove mesi per mettersi contro l’acciaieria e che il Tagliamento lo difende a parole.
COMITATO PER LA VITA DEL FRIULI RURALE; Aldevis Tibaldi, Valentina Sovran





