Si conclude la querelle sulla nomina di Beatrice Venezi alla Fenice, annullate tutte le collaborazioni con la Fondazione

«La Fondazione Teatro La Fenice, per voce del sovrintendente Nicola Colabianchi, comunica di aver deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi». Si legge in una nota della Fondazione. «La decisione – spiega la nota – è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra». In sostanza Beatrice Venezi è stata licenziata e non è più  il direttore  dell’Orchestra della Fenice di Venezia. Licenziata dopo le polemiche sorte per un’intervista a un giornale argentino. Una decisione su cui mette la firma pure il ministro della Cultura Alessandro Giuli che in una nota «prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia, con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado, nell’interesse del Teatro e della città di Venezia».

Come è noto Beatrice Venezi, era stata nominata a settembre scorso e da subito si era levata alta la voce di contrarietà dei musicisti della Fenice, che  protestavano  e hanno  anche scioperato per ottenere la sua rimozione. Alla fine, dopo mesi di tormenti, a sbloccare la situazione è stata di fatto la stessa 36enne direttrice d’orchestra, nota per le sue posizioni di destra e l’amichettismo su cui poteva contare  che in un’intervista concessa pochi giorni fa al quotidiano argentino La Naciòn, aveva  affermato: «Non vengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra nella quale i posti si passano praticamente di padre in figlio». Parole che avevano provocato la nuova levata di scudi di musicisti e lavoratori – affermazioni «false, gravi e offensive», aveva replicato la Rsu – ma che aveva irritato pure il sovrintendente del Teatro Colabianchi, che nei mesi scorsi aveva sempre difeso la nomina di Venezi. «Naturalmente non condivido le affermazioni del maestro Venezi, in quanto conosco l’orchestra e ne apprezzo le qualità», aveva detto. Da questo il licenziamento in tronco, una conseguenza praticamente inevitabile.