Siria: Cessate il fuoco, sia quello sanguinoso sul campo che quello delle idiozie che continuano a propinarci

Diciamo che questo appello dovrebbe avere una doppia valenza. Una, logicamente, di fermare i combattimenti per evitare ulteriori vittime di questa guerra che ormai dura da 8 anni. Due, per evitare il fuoco di idiozie che i vari protagonisti di questa guerra continuano a propinarci.
C’è assoluto bisogno di trovare una soluzione che eviti di lasciare alla Turchia carta bianca e dunque di riuscire ad implementare quelli che fin dall’inizio di questo massacro erano i suoi fini: penetrare per una trentina di km lungo tutta la fascia di confine che separa lo stato turco da quello siriano. Il ritiro delle forze Usa dalla regione, ritiro che ancora non è dato sapere con quali meccanismi (e numeri) avverrà, ha di fatto permesso ad un Erdogan in grande difficoltà interna di lanciare l’invasione della regione del Kurdistan siriano.
L’incontro della scorsa settimana tra il presidente turco e gli inviati di Trump, fino alla conferenza stampa in cui i dettagli (non tutti ovviamente) sono stati presentati, sembrava avere aperto ad una soluzione quasi diplomatica della questione; è bastato sentire quanto Pence e il suo socio Pompeo hanno dichiarato per capire immediatamente che si trattava di una buffonata. In sostanza non cambiava nulla rispetto a prima e l’accordo non faceva altro se non ufficializzare il permesso ai turchi di invadere Rojava confermando, nonostante le roboanti minacce, che la Turchia poteva procedere secondo tutte le sue volontà. In pratica creare la cosiddetta fascia di sicurezza dalla quale YPG e YPJ; naturalmente anche tutta la popolazione kurda che in stragrande maggioranza vive in quell’area, dovrebbe ritirarsi. Verso dove non si sa.. Ad uno verrebbe spontaneo chiedersi quale fosse il senso di un incontro dichiarato così importante che ufficialmente non ha portato ad alcuna novità; è probabile che in quell’incontro si sia parlato piuttosto di altro, magari del futuro della Turchia all’interno della Nato, chissà.
Sia come sia, non è che manchino le potenziali soluzioni possibili ed idonee a fermare i combattimenti e creare un minimo di stabilità nella regione. I russi e l’esercito di Assad hanno fatto la loro apparizione da quelle parti e si sono insediati in alcuni avamposti dalle parti di Manbij e di Kobane. La mossa avrebbe dovuto preludere ad un inserimento delle due forze tra i turchi, e i loro alleati dell’esercito libero siriano, e le milizie kurde, in modo da evitare lo scontro tra i contendenti nonchè l’occupazione di quel territorio da parte degli alleati dei turchi. Magari vale la pena di spendere due parole su questi soggetti. Secondo la visione distorta occidentale, questi tipacci sarebbero i ribelli siriani che fin dall’inizio si sono schierati contro Assad e il suo esercito. In realtà, oltre ovviamente ai sunniti siriani, nelle fila dell’esercito libero siriano (FSA) ci sono moltissimi combattenti stranieri che poco hanno da invidiare quanto a fanatismo e volontà di applicare la legge della sharia nelle zone sotto il loro controllo, ai loro vicini parenti dell’Isis. Questi gentiluomini dovrebbero garantire la sicurezza di un paio di milioni di rifugiati sunniti siriani che attualmente sono ospiti dei campi in Turchia e che nulla hanno da condividere né con il territorio kurdo, né con i sui attuali e leggittimi abitanti.
Se ci fosse un briciolo di intelligenza in giro per il pianeta, e naturalmente ci fosse qualcuno in grado di fare opera di convincimento attraverso magari qualche pressione reale, ci si potrebbe convincere che alla fine se il controllo dei confini venisse affidato alle truppe di Damasco (supportate dalla presenza temporanea di unità russe) che potrebbero inglobare le SDF e dunque YPG e YPJ, i turchi non potrebbero più rivendicare presunti diritti di sicurezza, gli Usa si potrebbero pure ritirare (ma a quanto pare oggi manterrebbero alcune centinaia di loro soldati a difendere i pozzi petroliferi del sud della regione dall’Isis. Guarda un po’…) senza mettere in difficoltà i kurdi. La popolazione kurda potrebbe rimanere a casa propria e i rifugiati cominciare a tornare una volta che anche i combattimenti che tra il silenzio generale continuano in altre zone (Idlib per dirne una) si esauriscano e si possa iniziare a parlare di ricostruzione. Tutto ciò con ogni probabilità potrebbe anche permettere di trattare con il regime di Assad facendogli capire che d’ora in avanti non sarebbe più accettabile il tipo di governo fino ad oggi applicato, magari facendosi forti anche dell’esperienza di governo che nel Kurdistan, con tutti i limiti ovvi dettati dalla situazione, negli ultimi anni si è sperimentato. Tutti gli attori che teoricamente potrebbero avere voce in capitolo (inclusa la fantomatica Unione Europea) dovrebbero mettere assieme i loro sforzi, e non pretendere ognuno un ruolo di inutile protagonismo, per raggiungere un obiettivo che non sarebbe poi così impossibile.
Certo, rimane la premessa a cui si accennava poc’anzi…la disponibilità di intelligenza, materiale che con sempre maggiore difficoltà si riesce a reperire. Speriamo almeno che ci si renda conto che non ci sono alternative e che domani a Sochi di questo si discuta.

docbrino