Sul Tagliamento la Regione decide di non decidere. Intanto l’acqua scorre così come le spese di perizie e progetti inutili
Ne dovrà passare di acqua sotto i ponti del Tagliamento (speriamo non troppa) prima che qualche colata di cemento ne violenti la sua naturalità. Questa è certamente una buona notizia per il re dei fiumi alpini emersa dall’analisi tecnica condotta dall’ingegnere e idrologo Andrea Rinaldo sul Piano di gestione del rischio alluvioni del Tagliamento, illustrata nel corso dell’audizione in IV Commissione del Consiglio regionale alla presenza dell’assessore regionale all’Ambiente, Fabio Scoccimarro la cui azione in questi anni è stata ondivaga per non dire confusionaria. Motivo della frenata, ha spiegato l’esperto è relativo al fatto che i modelli utilizzati finora per stimare le piene del Tagliamento potrebbero non essere più adeguati a descrivere e gestire gli scenari futuri. Diventa quindi necessario aggiornare le valutazioni idrologiche alla luce del cambiamento climatico e dell’aumento degli eventi estremi. La relazione dello studioso evidenzia come l’aumento degli eventi estremi e il rapido cambiamento climatico rendano sempre meno affidabili i modelli basati esclusivamente sulle serie storiche del passato. “Le opere previste per il Tagliamento – ha spiegato Rinaldo – sono state progettate assumendo come riferimento la piena storica del 1966 che, alla sezione di Pinzano, raggiunse una portata di circa 2.500 metri cubi al secondo. Un dato che, alla luce delle nuove dinamiche climatiche, potrebbe non essere più sufficiente per definire le condizioni di sicurezza future”.
Da qui la necessità, sottolineata dallo scienziato, di “ridefinire le piene di riferimento e aggiornare gli strumenti di analisi per evitare che opere progettate su ipotesi non più attuali risultino inefficaci”.
“Non si tratta di ripartire da zero – ha precisato lo studioso – ma di verificare se le premesse su cui si basano le progettazioni siano ancora solide”.
Rinaldo ha inoltre insistito sull’importanza di un processo decisionale aperto al contributo di tutti i portatori di interesse. “Chiunque abbia competenze o proposte deve poter portare al decisore la propria valutazione di costi e benefici”, ha affermato lo studio, evidenziando che “spetterà poi alle istituzioni assumersi la responsabilità della scelta finale”. Nel dibattito sono emerse posizioni contrapposte tra gli esperti del comitato sul Tagliamento. Se da un lato è stata evidenziata “la necessità di rivedere l’approccio tradizionale, integrando geomorfologia, idrologia, idraulica e gestione dei dati”, dall’altra è stata richiamata “l’urgenza di non rinviare ulteriormente le decisioni operative e di portare a completamento alcune opere, come quelle di diaframmatura ancora mancanti e considerate importanti per la sicurezza del territorio di Latisana”.
Pur riconoscendo l’incertezza legata all’evoluzione climatica, è stato osservato che “il rischio idraulico può essere comunque ridotto attraverso interventi progressivi come opere di laminazione delle piene, manutenzione dell’alveo e delle golene”. Dal Comitato degli esperti è stata anche rimarcata la necessità “di definire con maggiore precisione alcuni parametri fondamentali per la progettazione delle opere idrauliche, tra cui l’intensità delle precipitazioni, la portata di picco e il volume delle piene”, senza però “tralasciare la memoria storica e i dati sperimentali nelle valutazioni idrologiche”. “Eventuali opere temporanee non devono impattare sul capitale naturale e sulla morfologia unica del Tagliamento: è fondamentale valutare con attenzione quali benefici reali producano, evitando interventi che possano generare conseguenze irreversibili” ha ribadito Rinaldo, rispondendo ad alcune osservazioni sollevate dal Comitato degli esperti.
Lo studioso ha inoltre sottolineato che “sarebbe imprudente escludere a priori soluzioni già valutate e scartate in passato. Prima di assumere decisioni definitive, è necessario riesaminare tutte le opzioni alla luce delle conoscenze scientifiche più aggiornate e del quadro complessivo del bacino idrografico”.
“Il ruolo della comunità scientifica – ha chiarito infine Rinaldo – non è quello di stabilire quale opera debba essere realizzata, ma di fornire basi scientifiche solide su cui le istituzioni possano fondare le proprie scelte”. In sostanza al momento viene bocciata l’ipotesi del contestato ponte-traversa, ma non viene in realtà neppure sposata l’idea di puntare su interventi di tipo nature-based”. In sostanza si è deciso di non decidere.
Così alla fine vien congelato il braccio di ferro che per mesi ha tenuto banco e non solo nella politica ma anche nella società civile fra chi chiedeva a gran voce interventi rapidi a monte (con un contestato sbarramento) e chi invece vorrebbe azioni mirate che salvaguardino, come primo obiettivo, l’ambiente e la storia millenaria del fiume. Di certo ancora una volta viene sancita l’assoluta superficialità dei gestori di maggioranza della politica regionale (vedi assessore Scocimarro) nell’affrontare i problemi sentendo meno le sirene degli interessi particolari spesso irrispettosi delle esigenze ambientatli. Alla fine ora tutto, o quasi, viene rimandato alle inesistenti “calende greche” mentre le spese per progetti e perizie hanno saccheggiato le casse della Regione con l’ipotesi che su cui speriamo qualcuno voglia indagare, si siano creati consistenti danni erariali. In attesa che tutto finisca nei programmi della prossima consiliatura speriamo non piova troppo.




