Time for Africa: domani a Udine sit-in di solidarietà con il popolo del Tigray

Sabato 3 luglio alle ore ore 18,00 presso il giardino G. Pascoli in Piazza della Repubblica a  Udine la diaspora del popolo tigrino, presente nella nostra regione, ha organizzato un SIT-IN di solidarietà con il Tigray, e di condanna per l’aggressione violenta subita ad opera del governo Etiope guidato dal già premio Nobel per la Pace Abiy Ahamed.

Tra il 3 ed il 4 novembre 2020 è iniziata la guerra in Tigray, regione del nord Etiopia. Accanto all’aggressione dell’esercito etiope e delle milizie Amhara, è intervenuto anche l’esercito eritreo. Il Tigray è stato in questo modo chiuso in una morsa di violenze inaudite contro la popolazione civile. Per mesi non è stato possibile avere accesso a quelle zone, ma ora sappiamo quello che è accaduto. Hanno avviato nei fatti un’operazione genocidaria di sopraffazione dei civili. Si parla di oltre 500 mila morti, stupri come arma di guerra, 4 milioni di sfollati, più di 70 mila profughi rifugiati in Sudan. Infrastrutture civili : ospedali, scuole, università saccheggiate . Questo ha innescato una crisi umanitaria in rapido peggioramento, con 900 mila persone sull'orlo della carestia secondo le Nazioni Unite e 140.000 bambini “che affrontano condizioni simili alla carestia”. Anche l'Onu si è espresso denunciando la grave violazione dei diritti nella regione etiope del Tigray, in particolare l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, il 21 giugno scorso ha presentato un rapporto sulla situazione dei diritti nella travagliata regione dell'Etiopia affermando di essere "profondamente turbata" dalle segnalazioni di continue violazioni del diritto umanitario internazionale e abusi dei diritti umani contro i civili nella regione etiope del Tigray, comprese esecuzioni e abusi sessuali, a più di sei mesi dall'inizio dei combattimenti.  L’iniziativa in Friuli  organizzata con il sostegno di Time For Africa, Circolo Nuovi Orizzonti, Focus On Africa, e Tigray Italia, vuole richiamare l’attenzione dei cittadini, e denunciare l’immobilismo del governo italiano difronte a questa tragedia umanitaria. Non una parola di solidarietà o di condanna è stata pronunciata dalle forze politiche e dal governo del nostro Paese.

Chiediamo

1. Fuori le truppe eritree occupanti il Tigray;

2. Aiuti umanitari per tutti e le realtà umanitarie devono poter lavorare in totale sicurezza e accesso su tutto il territorio, anche nelle zone rurali attualmente tagliate fuori dai supporti;

3. servono indagini indipendenti e approfondite per riuscire a indicare responsabilità e responsabili per le varie ipotesi di crimini di guerra e contro l'umanità perpetrate in Tigray