Tragedia del Natisone: che i pompieri non diventino il capro espiatorio dei deficit organizzativi della rete di soccorso
Dopo le prime udienze del processo è sempre più forte il timore che i pompieri e l’infermiere imputati della morte dei tre ragazzi possano diventare i capri espiatori delle grosse carenze organizzative del sistema di soccorso.
I fatti come descritti dalle testimonianze rese in tribunale ci aiutano a capire meglio.
La prima chiamata giunge al NUE 112 alla 13.29 da una delle ragazze bloccate sul fiume, che viene connessa alla Sala operativa dei Vigili del fuoco, che allerta subito i mezzi di terra. Dopo tre minuti, alle 13.36, la ragazza richiama il NUE 112 e riparla con i pompieri. Subito dopo, sono le 13.40, l’operatore richiede al reparto volo VVF di Venezia l’intervento dell’elicottero. Alle 13.45, pur non trattandosi di soccorso sanitario la Sala operativa dei VVF contatta la SORES – Sala operativa regionale emergenza sanitaria – richiedendo l’invio dell’elisoccorso. Ma questo decolla 20 minuti dopo, alle 14.06. Se fosse stato attivato subito dopo la richiesta dei pompieri sarebbe stato sul fiume intorno alle 14, ancora in tempo per tentare il salvataggio dei ragazzi, in base alle simulazioni eseguite dalla Guardia di Finanza.
E allora perché sono stati imputati tre vigili del fuoco? Dopo la prima chiamata hanno fatto partire subito i mezzi di terra e dopo la seconda telefonata hanno allertato gli elicotteri.
C’è anche da dire che i Vigili del fuoco non conoscevano lo stato del Natisone in quel momento, non avevano gli strumenti. Eppure, i fiumi e torrenti della nostra regione sono monitorati con idrometri che misurano la portata e il livello dei corsi d’acqua. Ma queste informazioni non sono disponibili in tempo reale presso le Sale operative dei Vigili del fuoco, i dati arrivano solo alla Centrale della Protezione civile di Palmanova.
Il giorno della tragedia l’onda di piena del Natisone era stata registrata anticipatamente dall’idrometro di Pulfero e poi da quello di Cividale, ma questi dati erano arrivati solo alla Protezione civile, non ai Vigili del fuoco, che gestiscono i soccorsi fluviali. Perché? Poter avere in tempo reale l’allerta dell’onda di piena avrebbe rappresentato un elemento importante per valutare con maggior precisione la situazione e il grado di pericolo.
E per quanto si sappia neppure esistono procedure concordate tra Vigili del fuoco e SORES per l’impiego dell’elicottero regionale in caso di soccorso tecnico urgente. Eppure, uno dei due elicotteri diurni del Servizio regionale di elisoccorso, quello denominato Doppio Tango, è stato istituito per svolgere anche questo tipo di servizi, tra cui il “Recupero illesi in ambiente ostile”, esattamente la situazione in cui si trovavano i tre ragazzi, illesi in un ambiente sempre più ostile. Ma Doppio Tango, che si trovava a sei minuti di volo, è rimasto a terra. Ed ora i tre pompieri sono chiamati a rispondere.
Ma perché mancavano procedure adeguate? Perché nessuno ha pensato agli idrometri? Perché non c’era coordinamento tra gli enti? Nella penultima udienza gli investigatori chiamati a deporre hanno dichiarato proprio che “non esiste un coordinamento tra i vari enti deputati al soccorso”.
Poi c’è anche l’infermiere della SORES chiamato a rispondere, e pure lui sembra vittima delle carenze di coordinamento e di procedure, per cui rischia di diventare il quarto capro espiatorio. La situazione dell’infermiere sembra ancor più complessa e merita di essere approfondita. A breve.
Walter Zalukar
Associazione Costituzione 32




