Tragedia del Natisone: quale ruolo hanno avuto i deficit organizzativi del sistema di soccorso?
Oltre ai pompieri anche l’infermiere della SORES rischia di diventare capro espiatorio di un sistema che non funziona a dovere. Alle 13.45 di quella mattina la Sala operativa dei Vigili del fuoco aveva chiamato la SORES – Sala operativa regionale emergenza sanitaria -chiedendo l’intervento dell’elisoccorso, ma questo è stato attivato un quarto d’ora dopo la richiesta, se fosse decollato subito forse i ragazzi sarebbero vivi. L’infermiere della SORES dopo aver parlato con i pompieri ha chiamato il collega dell’elisoccorso, che ha suggerito di telefonare alla direttrice dell’elisoccorso regionale per attivare il secondo elicottero.
E qui bisogna fermarsi un momento per spiegare le diverse funzioni che hanno i due elicotteri del Servizio di elisoccorso operativi durante il giorno. Il primo denominato “Doppio India” svolge le funzioni di emergenza sanitaria ed anche di HHO (Helicopter Hoist Operation), che serve per operare in aree inaccessibili dove l’atterraggio è impossibile. Il secondo elicottero denominato “Doppio Tango”, oltre ad avere funzioni sanitarie, ha anche funzioni di soccorso tecnico, tra cui il recupero di persone illese in ambiente ostile, che era esattamente la situazione i cui si trovavano i tre ragazzi.
Ma allora perché non è stato utilizzato subito, sin dal primo allarme?
Forse perché mancano protocolli operativi specifici per il soccorso tecnico, comprese le regole d’ingaggio per far decollare “Doppio Tango”, di solito l’operatore SORES deve cercare telefonicamente la direttrice del Servizio per avere l’autorizzazione a farlo partire.
Ma non è l’unica difficoltà, infatti mentre il pilota e il tecnico di volo di “Doppio Tango” sono sempre in pista pronti a partire dall’alba al tramonto, per questo elicottero non c’è un’équipe medica in guardia attiva, se serve un volo sanitario bisogna ricercare telefonicamente un medico e un infermiere liberi e disponibili, se serve un soccorso tecnico il volontario del soccorso alpino non è lì presente ma reperibile.
Una situazione “organizzativa” che mal si concilia con l’emergenza e che verosimilmente ha indotto l’infermiere della SORES a chiedere consiglio al collega dell’elisoccorso sul da farsi, anche perché altre volte per il soccorso tecnico fluviale, pur senza feriti, era stato usato il primo elicottero, “Doppio India”. Ma per quel che si sa al di fuori di procedure predefinite.
Bisogna anche tener conto che un operatore di Centrale coscienzioso sa di dover sempre utilizzare al meglio le risorse disponibili, e tanto più l’elicottero di emergenza medica, che è uno solo per tutta la regione, la cui rete di soccorso dispone di pochissime automediche, se ne contano 5-6, dalla montagna al mare, mentre secondo gli standard ministeriali bisognerebbe averne una ventina. Quindi non di rado si deve supplire a queste carenze con l’elisoccorso, che diventa sostitutivo dei mezzi di terra, piuttosto che integrativo.
E quali strumenti aveva l’infermiere per poter valutare il grado di pericolo? Quella mattina l’idrometro di Pulfero, a monte dal punto della tragedia, aveva segnalato il formarsi dell’onda di piena già un’ora prima, ma questi dati confluiscono alla Centrale della Protezione Civile, non alla SORES. Eppure i soccorsi fluviali non sono eventi eccezionali, evidentemente chi di dovere non ha pensato di condividere queste notizie con chi gestisce i soccorsi.
Poi ci sono i tempi morti. Dalle parole della direttrice dell’elisoccorso regionale, chiamata a deporre, è emerso, secondo quanto riportato dalla stampa, come l’operatore della SORES nonostante il via libera, avesse atteso dalle 13.55 alle 14 prima di attivare l’elicottero. Eppure, dovrebbe essere noto che i tempi di processo delle chiamate, dall’allarme all’attivazione dei mezzi di soccorso, sono piuttosto lunghi, anche cinque minuti e oltre contro il minuto o poco più che impiegavano le vecchie Centrali provinciali 118 per attivare i mezzi. E visto che nell’emergenza i minuti contano, questi lunghi tempi sono stati oggetto di ripetute interrogazioni in Consiglio regionale, ma il problema rimane, ed è verosimilmente un problema organizzativo, non attribuibile ai singoli operatori.
E infine, ma non per importanza, vi è il grosso problema riguardante la carenza di coordinamento tra i vari enti deputati al soccorso, rilevata dai Carabinieri che hanno svolto le indagini. È successo in episodi precedenti che l’elicottero dei pompieri e quello dell’elisoccorso fossero stati indirizzati nello stesso posto senza che i piloti lo sapessero, ha raccontato un altro testimone.
Nella tragedia del Natisone c’è stata una dilatazione dei tempi di soccorso verosimilmente indotta da plurime carenze organizzative, e di queste dovrebbe essere responsabile l’infermiere della SORES?
Walter Zalukar
Associazione Costituzione 32




