Un occidente sempre meno oriente…
Decisamente; se uno dovesse cominciare a tracciare un’analisi degli effetti che questa assurda guerra sta provocando, avrebbe già un discreto malloppo di informazioni per definire alcuni punti.
Primo: le previsioni degli espertoni USA, ma soprattutto e questo rappresenta una discreta novità, israeliani si sono rivelate decisamente un disastro. I principali obiettivi di quel conflitto prevedevano una rapida vittoria militare, il crollo dell’economia iraniana e l’abbattimento (forse questa avrebbe potuto essere, non certo nella strategia usata, l’unica nota positiva) del criminale governo di Teheran.
Sulla sconfitta militare non mi pare ci sia granché da celebrare né a Tel Aviv né a Washington. Nonostante i pesanti bombardamenti sul gran parte dell’Iran, le risposte delle forze armate persiane si sono rivelate puntuali e soprattutto incisive. La stessa e prevedibile strategia di non rispondere direttamente all’aggressione vista la sproporzione degli armamenti in possesso delle parti in conflitto, ma di puntare piuttosto alla destabilizzazione di tutta l’area del Golfo colpendo sia le basi USA presenti in tutti i Paesi che si affacciano su quel mare è risultata vincente e probabilmente inaspettata.
L’inevitabile chiusura dello stretto di Hormuz è stata conseguenza della mancanza del primo e del secondo obiettivo, ma certo non si può dire che potesse rappresentare una sorpresa. Considerando le dimensioni dello stretto e la natura della costa che concede riparo al lancio di missili e soprattutto droni, impedire il transito di quel braccio di mare si è rivelato un gioco da ragazzi.
In pratica, sia il continuo bombardamento sulle basi USA, ma soprattutto sulle infrastrutture energetiche (nonché su obiettivi civili che secondo gli iraniani ospitavano truppe USA, ma evidentemente non solo), nonché il bocco di Hormuz che ha paralizzato un quarto del commercio internazionale facendo schizzare i prezzi in tutto il pianeta, hanno definito con esattezza i limiti di un’aggressione mal orchestrata e peggio continuata.
Secondo: il mago del MAGA, non ne azzecca una nemmeno per sbaglio. È evidente che questa guerra non era stata pianificata solo per dare una bella botta al regime iraniano (non è che i sistemi di governo degli altri Paesi del Golfo siano limpidi esempi di democrazia e non si differenziano per nulla da quello di Teheran); la democrazia non sta alla base, se non nelle roboanti dichiarazioni, degli interessi né degli USA e nemmeno di Israele (neppure di quelli europei ormai…), ma il potenziale e previsto ritorno di quello Stato nell’alveo dei tornaconti occidentali garantiva il successo del progetto di espansione israeliana che mirava (e tutt’ora mira nonostante tutto) a proporre Tel Aviv come potenza regionale attraverso la protezione militare e soprattutto gli scambi commerciali e di intelligence inseriti dal famoso progetto dei patti di Abramo. La resistenza dell’Iran e la sua inaspettata (solo per chi non ha un minimo di conoscenza dell’oriente e delle sue dinamiche) capacità di resistenza e reazione ha colto di sorpresa i suoi aggressori. Il fatto che gli USA non hanno un corpo diplomatico decente, ma composto solo da personaggi legati a doppio filo agli interessi di the Donald, non ha certo contribuito a leggere con un minimo di capacità la situazione che si è provocato e la sua evoluzione.
Terzo: questo conflitto ha dimostrato ancora una volta che la sola superiorità militare non è sufficiente a garantire una vittoria e neppure di assicurare la sicurezza dei propri alleati. Non si tratta solo degli effetti della chiusura dello stretto; per dire, l’Arabia Saudita ha trovato (almeno fino a qualche giorno fa) un sistema alternativo ad Hormuz per esportare il proprio petrolio attraverso una pipeline che dal Golfo sbocca sul Mar Rosso evitando proprio la famosa strozzatura. Si calcola che gli introiti di Aramco (compagnia energetica di proprietà dello Stato) siano addirittura nettamente aumentati in questo periodo nonostante la ridotta quantità di petrolio fornito. Si tratta ora di capire come i sauditi reagiranno al blocco re-imposto da Ansar Allah (gli Houthi) sullo stretto di Bab al Mandeb deciso in conseguenza del bombardamento dell’aeroporto di Sana’a attribuito a Riyad o ai suoi alleati in Yemen. Il rischio che si è assunto l’Iran nell’attaccare Arabia, Qatar, Bahrein, Emirati, Kuwait (in parte addirittura l’Oman) è stato enorme, ma ha messo a nudo l’incapacità di Washington di proteggere e mettere in sicurezza questi stessi alleati che hanno speso enormi fortune acquistando armamenti e sistemi di difesa che si sono rivelati quasi inutili. Non un bel risultato si direbbe. Non riuscire a proteggere questi Paesi, significa non garantire l’enorme giro di affari che questi soggetti rappresentano, nonché provocare un indotto di enormi problemi al sistema commerciale, quello energetico ed economico di questo mondo.
È chiaro che tutto ciò non può che riflettersi negativamente sui rapporti degli USA con i suoi alleati mediorientali. Israele, nonostante probabilmente il suo progetto di diventare unico soggetto di governo di tutta quell’area possa definirsi chiuso, probabilmente approfittando della debolezza di Trump e soci (e dell’appoggio che ancora mantiene stretto negli USA, vedi AIPAC ma non solo), continua imperterrito nella sua criminale politica genocidaria nei confronti dei palestinesi sia di Gaza che della West Bank, nonché del Libano e della Siria. Non è che ai Paesi arabi interessi molto della sorte dei palestinesi, ma è chiaro che a questo punto sarebbe difficile per i loro governanti mostrare eccessiva accondiscendenza nei confronti di Israele.
Quarto: tutto questo trambusto non può non lasciare indifferenti i protagonisti diretti e indiretti di questa triste e complicata vicenda. Non so quanto spazio prenderà all’interno dei nostri media quanto sta avvenendo in queste ore alla Mecca. Succede che Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno raggiunto e firmato un accordo di difesa trilaterale che praticamente ricalca l’articolo 5 della Nato e che prevede una reciproca difesa in caso di attacco subito da qualsiasi dei tre protagonisti. Per ora l’Egitto, che teoricamente doveva essere il quarto soggetto dell’accordo, se ne sta fuori probabilmente troppo dipendente dagli aiuti USA e dal gas (parte del quale rubato ai palestinesi) israeliano. Ma potrebbe essere questione di tempo. Il significato di questo patto ha un’importanza di vasta portata. Da una parte fa capire anche all’Iran che la corda potrebbe spezzarsi, ma soprattutto informa Washington che gli equilibri stanno cambiando e non in favore degli USA. La difesa che doveva essere garantita dalle basi americane distribuite in tutto il Golfo non ha funzionato, tanto quanto la previsione di facile vittoria nei confronti dell’Ian. Certo, gli interessi tra le parti sono ancora enormi, ma la traccia è stata segnata e porta lontano dagli USA. E sempre più vicina a Pechino; magari non subito, non direttamente, ma inesorabilmente.
Quinto: l’accordo di oggi è stato firmato da tre Paesi mussulmani a La Mecca, il più importante sito di culto dell’Islam dove ogni anno milioni di fedeli si raccolgono per l’Hagjj, il pellegrinaggio che ogni buon mussulmano dovrebbe (compatibilmente con le proprie risorse) compiere nella vita, e di venerdì, giorno sacro e di preghiera per l’Islam intero. A noi occidentali una coincidenza del genere potrà apparire casuale, ma per chi mastichi un minimo di quella cultura una scelta del genere è tutt’altro che priva di significati.
Sesto: tutto è ancora estremamente legato ad equilibri sottilissimi che potrebbero spezzarsi da un momento all’altro, soprattutto considerando l’instabilità mentale di chi pensa di governare il mondo dall’alto della sola sua profonda ignoranza e grettezza. L’Iran ha appena raggiunto un accordo con l’Oman che prevederebbe la condivisione dele rotte che attraversano lo stretto: in andata la gestione rimarrebbe a Teheran e il ritorno sarebbe di competenza dell’Oman. Tutto ciò non va assolutamente nella direzione prevista e sperata da Trump; Il nostro eroe si trova in una posizione poco invidiabile non sapendo come uscire dal guaio in cui si è ed è stato cacciato; i colpi di coda menati alla cieca potrebbero essere estremamente pericolosi. La guerra potrebbe persino allargarsi.
Incrociamo le dita…
Docbrino




