Usa non più poliziotto del mondo ma bullo globale. Europa molle e Italia pavida e vassalla

Quella del 3 Gennaio è stata una giornata caotica per la politica estera, fuori registro anche per gli standard cui ci ha abituato Donald Trump. La vicenda è ovviamente quella venezuelana. Fin dalle 7 della mattina è stato un susseguirsi caotico di lanci d’agenzia in un crescendo di notizie mai come oggi dettagliate, troppo dettagliate, per non essere infarcite di propaganda. Prendiamo allora come fonte proprio i media a stelle e strisce:  secondo la Cbs Maduro e la moglie sono stati catturato, per altre fonti rapiti, da una divisione della Delta Force, unità anti-terrorismo e per le missioni speciali. Il tutto condito da una impressionante scenografica prova di forza militare, troppo scenografica per essere vera guerra. I dubbi di come siano andati per davvero le cose rimangono. Ma ecco che torna il termine “operazione speciale” questa volta non targata Putin ma Trump. In ogni caso  voci di dissenso dall’azione si sono levate in molte parti del mondo ma anche negli stessi Usa. Diversi parlamentari statunitensi hanno infatti espresso dubbi sulla legalità degli attacchi al Venezuela. Il senatore democratico Ruben Gallego dell’Arizona ha scritto su X: “Questa guerra è illegale. È vergognoso che siamo passati dall’essere il poliziotto del mondo al bullo del mondo. Non c’è motivo per cui dovremmo essere in guerra con il Venezuela”. Un altro senatore, il repubblicano Mike Lee dello Utah, dunque membro del partito del presidente Donald Trump, ha espresso dubbi simili: “Sono curioso di vedere cosa, se esiste, potrebbe giustificare costituzionalmente questa azione, data l’assenza di una dichiarazione di guerra o di un’autorizzazione all’uso della forza militare”. In questo quadro invece spicca la posizione italiana, un capolavoro di benaltrismo e servilismo atlantico. Scrive palazzo Chigi: Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha seguito gli sviluppi in Venezuela fin dalle loro primissime evoluzioni. L’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto. Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Insomma si sposa in pieno la teoria ridicola dell’operazione  di polizia antinarcos,  smentita poi nei fatti dalle dichiarazioni dello stesso  Donald Trump che annuncia, in conferenza stampa, dopo aver descritto con le solite roboanti parole di elogio l’operazione militare: “Saremo finalmente fortemente coinvolti nell’industria petrolifera del Venezuela”. Insomma il re è nudo, e non è uno spettacolo bello. Almeno questa volta non c’è l’alibi di esportare la democrazia, però anche la favoletta del narcotraffico si è schiantata miseramente  sui pozzi di petrolio del Venezuela. Venezuela che possiede oltre il 20 per cento delle riserve globali di oro nero. L’attacco a quel paese è in realtà l’affermazione di un dominio di influenza, condito dai soliti interessi miliardari trumpiani, il tutto autoreferenziale e fine a se stesso. Purtroppo invocare il diritto internazionale, in questo scenario, rischia di essere esercizio di irrealtà anche se condito dalle migliori intenzioni. La Carta dell’ONU, la sovranità degli Stati, il divieto dell’uso della forza per dirimere le controversie internazionali, si schiantano davanti alle orrende nudità dei satrapi delle potenze, sia essa quella di Vladimir Putin che di Donald Trump che ormai pari sono. L’Europa rischia di essere il classico vaso di coccio fra vasi di pietra, speriamo che la classe dirigente Ue capisca che la diplomazia, così come l’abbiamo conosciuta, vale solo finché non intralcia gli interessi e la volontà di potenza dei forti della terra o presunti tali. In realtà  bisognerebbe ricordarsi che spesso i forti sono tali  perché se ne ha paura, ma che in realtà “sono tigri di carta”. Insomma varrebbe la pena rispolverare l’espressione usata 86 anni fa da Mao Tse Tung proprio parlando degli Stati Uniti. Era il 1946 quando Mao, capo dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese e futuro presidente della Cina, rilasciò una dichiarazione spiazzante alla giornalista americana Anna Louise Strong: “Tutti i reazionari sono tigri di carta, disse Mao Tse Tung, apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti”. Insomma se non si reagisce, e non necessariamente con le armi ma  magari con la finanza, la cultura e l’economia, le tigri di carta continueranno a spartirsi  territori e mercati. Ed invece la vecchia Europa o si mostra spaventata o incapace di prendere posizione e così resta custode teorica di principi che non è più in grado di difendere. Basti pensare al fatto che un criminale di guerra come Netanyahu  su cui pende un mandato di cattura internazionale, ha sorvolato lo spazio aereo italiano (ma anche quello greco e francese)  senza che venissero adottate misure. Si è fatto finta di niente, Netanyahu sapeva di volare in sicurezza sopra l’Italia, ma non nello spazio aereo spagnolo che ha evitato accuratamente.  Il dramma per noi italiani è doppio, perché in questo  momento triste della storia patria, siamo rappresentati da vassalli ed ancelle del potere trumpiano ai quali si oppone, si fa per dire, una opposizione prevalentemente pavida e divisa.