USraele

Ormai non ci sono più limiti all’alleanza tra gli USA di Trump e Israele di Netanyahu, agiscono come fossero un solo corpo al di fuori della legalità internazionale come se ciò fosse l’assoluta normalità e se l’unica legge fosse quella che decidono di concerto questi due criminali. Non esistono i termini per bombardare l’Iran? Embè, chissenefrega. Si raccontano un po’ di balle, tanto in giro per il mondo e a cominciare dall’Italia ci sono fior di pseudopolitici e commentatori da strapazzo che quelle balle non solo le digeriscono, ma poi pensano bene di moltiplicarle e diffonderle come verità. Gli Stati Uniti sono così abituati a far deflagrare sanguinose guerre raccontando bugie di fronte alle quali sarebbe normale scandalizzarsi, mentre invece vengono tranquillamente digerite, che da decenni continuano a rifilarci presunte “pistole fumanti” convinti della loro immunità e che gli addomesticati media daranno loro adeguato appoggio. Funziona così anche questo giro e dopo aver cercato di convincere il mondo che la loro partecipazione alle trattative e ai cosiddetti “colloqui di pace” si trattasse di cosa seria; sarebbe bastato invece considerare i soggetti che ormai sono le punte di diamante USA nell’abito diplomatico, un palazzinaro, anzi due, di cui uno genero di quella mente malata che governa a Washington, per scoprire l’arcano e scoperchiare la farsa. D’altra parte un tempo la diplomazia era affidata a persone che prima di arrivare a determinati livelli, si facevano esperienze in giro per il pianeta e dimostravano capacità e competenza e spesso anche ferocia. Non tutti, basti pensare che molti degli ambasciatori USA sono nominati dal presidente sulla base della loro generosità nel sostenere la costosissima campagna presidenziale e si ha il quadro di quell’ambiente elitario, ma per arrivare ai veri vertici era necessaria sana gavetta e capacità.
Ci raccontano però che nonostante la buona volontà dei due compari, non c’è stato nulla da fare; quei cocciuti iraniani si sono incaponiti sulle pretese di difendere i loro (sanciti da convenzioni internazionali) diritti e non hanno ceduto alle generose offerte di capitolare di fronte alle condizioni capestro che nessuno avrebbe potuto accettare, tantomeno un governo di fanatici religiosi come quelli al potere in Iran. Ma la questione non è il fanatismo degli ayatollah e delle guardie della rivoluzione al potere a Teheran e la loro ferocia di fronte al quale si possono certo prendere posizioni e pure decisioni di boicottare e sanzionare come da anni l’occidente fa nei loro confronti. Potrei arrivare a sostenere che la morte di tutti quei soggetti che hanno tenuto sotto un feroce giogo una popolazione di circa 90 milioni di persone (parte delle quali sia chiaro ben felici di farsi trattare in quel modo orrendo, purtroppo la religione e l’ignoranza ottengono spesso questo risultato) non mi ha procurato eccessivi sconquassi morali, ma non è questo il punto. Il fatto è che l’Iran è stato attaccato senza rappresentare alcun rischio per l’incolumità degli Stati, né di alcun altro, che hanno perpetrato i bombardamenti, peraltro indiscriminati. Sono dunque gli USA e Israele ad aver violato le leggi internazionali sulla base di pretesti assolutamente falsi facilmente dimostrabili come inesistenti.
Ma tant’è, siamo già da dieci giorni investiti da questa ennesima follia e L’Iran è sotto una pioggia di bombe che come al solito colpiscono non tanto dove dovrebbero assecondando la loro presunta intelligenza, ma su scuole, ospedali, infrastrutture come centrali elettriche, impianti per la desalinizzazione dell’acqua, raffinerie e impianti petroliferi. Ciò che maggiormente sorprende, è che tutti quegli obiettivi non compaiono gli impianti per la produzione dei materiali nucleari. Ma perbacco, gli iraniani non erano ad un passo dalla produzione della bomba atomica? Non era forse questo uno dei motivi per cui il duo di compari aveva deciso che era ora di cominciare a scaricare sulla testa degli iraniani una quantità smisurata di ordigni? Vuoi vedere che tanto per cambiare non esisteva uno straccio di prova che fosse vero e che Teheran voleva arrivare ad un accordo che di fatto riportava quasi a zero tutta la tecnologia necessaria non per il nucleare militare, ma per quello civile senza peraltro rinunciare a questa ultima opzione? Sta di fatto che forse la fretta, forse chi da remoto controllava gli obiettivi dei missili USA si era un attimo distratto, ma tra i primi risultati dei bombardamenti è stata la strage di quasi 170 bambine la cui unica colpa era di frequentare la scuola. Ma no problem, a parte i primi giorni di finto scandalo da parte dei rappresentanti degli Stati occidentali (l’Italia si è distinta per la poca attenzione anche in questo caso), ora ci sono incombenze più gravi da affrontare; l’economia mondiale è in pericolo a causa della sconsideratezza di coloro che questa guerra, dopo averla inseguita per decenni, l’ha finalmente ottenuta.
È molto probabile che nonostante gran parte degli esperti formulassero seri dubbi sia sull’opportunità che sulla legittimità di questo attacco, il biondo continui a pensare di essere il maggiore esperto di politica internazionale ma non solo, pure in casa sta combinando degli enormi casini, e forte della superiorità indiscussa delle sue forze armate, in quattro e quattr’otto una nazione millenaria e il suo popolo ostinatamente orgoglioso possano essere piegati alla sua insindacabile volontà. L’altro criminale, Netanyahu ha altre finalità e altre urgenze contando sull’appoggio del suo compare per ridisegnare secondo il volere della fascia più ignorante e gretta del suo Paese il Medio Oriente e per evitare un processo che fino ad ottobre 2023 era ad un passo dal consegnarlo alle patrie galere, mentre ora le impellenze sono naturalmente altre. Nel frattempo e approfittando della guerra all’Iran, quatto quatto e zitto zitto sta prendendosi il sud del Libano e la Palestina di cui pochi ormai ricordano l’esistenza e la mattanza.
Le cose però non sempre vanno per il corso giusto (almeno secondo le opinioni dei due gangsters) e la faccenda si complica; pur essedo colpito duramente dalle migliaia di raid e decapitato dalle massime cariche istituzionali e militari, il Paese persiano non appare piegato e anzi è ancora in grado di replicare in modo consistente colpendo non solo obiettivi militari USA presenti in tutti i Paesi del Golfo ma anche i principali obiettivi di infrastrutture energetiche di quegli Stati. In sostanza, di impedire il commercio di circa il 20-25% di petrolio e gas e del 25% del transito mondiale di materie in genere. Risultato? Il prezzo del petrolio schizzato a 100 USD a barile, la produzione del gas praticamente interrotta e i principali acquirenti di quei prodotti in crisi con le riserve limitate.
Certo, una politica del genere presenta i suoi rischi; fino ad oggi non c’è stata alcuna replica da parte di nessuno dei Paesi del Golfo che però da parte loro sostengono (non si sa esattamente se in verità o meno) di non aver consentito agli USA (figuriamoci ad Israele) l’attraversamento dei loro spazi aerei ai bombardieri diretti in Iran né tantomeno di aver partecipato ad eventuali attacchi. Dunque si riservano di replicare militarmente se droni e missili iraniani non smettono di colpire obiettivi sia militari che civili (sono stati bombardati anche hotels soprattutto in Bahrein, Kuwait e in UEU in quanto secondo Teheran ospitanti truppe USA). Una situazione del genere non solo paralizza il commercio energetico, ma mette in seria discussione alcuni altri fattori: la presunta e ostentata sicurezza degli Emirati che nei recenti anni hanno visto un’enorme espansione del turismo (Crosetto docet..) tanto da farlo divenire uno dei maggiori introiti per le casse di quei Paesi. Ciò che però è ancora più importante, è l’evidenza della mancanza di copertura da parte degli USA degli assets più importanti che infatti sono stati regolarmente bersagliati dall’Iran in tutto il Golfo e con mezzi (soprattutto droni) i cui costi sono una semplice frazione rispetto a quelli di difesa.
Quegli stessi Paesi che a causa di questa guerra che nessuno di loro ha voluto sono ora in una posizione estremamente scomoda; se non replicano agli attacchi iraniani rischiano di esporre ulteriormente le loro infrastrutture, se invece lo fanno rischiano di venire risucchiati in una situazione di caos totale in cui tutto potrebbe succedere e la cui fine non appare all’orizzonte nonché di doversi alleare con Israele, cosa che nessuna delle popolazioni mediorientali sarebbe in grado di digerire senza reagire. Per tutti questi motivi, e Teheran ne è assolutamente consapevole, da Riyad a Dubai a Doha e Kuwait si cerca disperatamente una soluzione diplomatica che porti se non ad una soluzione del conflitto, almeno ad una sua sospensione.
Non c’è dubbio che se Trump non ha idea del casino in cui si è cacciato, Netanyahu lo sa benissimo ed è per quello che cerca di trascinarlo in una guerra che interessa principalmente a lui, ai suoi accoliti di governo e agli israeliani che nonostante tutto appoggiano il loro capo e le sue folli politiche. No, questa guerra certamente non è ancora finita e purtroppo rischia di consegnarci altre pessime soprese.

Docbrino