Violenza contro i migranti in Croazia, mentre in Slovenia spuntano le ronde ultradestra a caccia di profughi

E’ di questi giorni la notizia del ferimento grave di un migrante in Croazia, al quale la polizia ha sparato nell’ambito dei cosiddetti controlli anti-immigrazione. Il fatto è avvenuto nella zona del Gorski kotar, il 16 novembre scorso. L’uomo sarebbe stato ricoverato in fin di vita, nell’ospedale di Fiume, a causa di una grave ferita d’arma da fuoco al ventre. A riportare la notizia era stato il quotidiano croato Dnevnik.hr che raccontava il fatto spiegando come le forze dell’ordine croate avrebbero esploso colpi d’arma da fuoco dopo il rintraccio di un gruppo di una quindicina di migranti nella zona del monte Tuhobic a seguito del tentativo di fuga degli stessi. In realytà la vicenda non è in alcun modo un fatto isolato poiché si susseguono da mesi, ininterrottamente, rapporti internazionali che accusano la Croazia di usare violenze efferate e torture verso i migranti in fuga nella rotta balcanica: dal rapporto di Amnesty International di marzo 2018 fino al più recente di Human Rights Watch, passando per decine e decine di rapporti meno noti ma non meno autorevoli. Molti di questi indicavano non solo l’estrema violenza fatta anche di vessazioni gratuite ma anche che la polizia croata stesse usando armi da fuoco per dissuadere i migranti dalla fuga, il tragico episodio ed il ricovero a Fiume ora lo conferma. La Croazia ha sempre smentito le accuse che ha ricevuto con affermazioni tanto vaghe quanto prive di alcun elemento di credibilità.

profughi sulla “rotta balcanica”

Una vicenda inquietante alla quale si sommano le notizie provenienti dalla Slovenia dove strarebbero operando nell’indifferenza colpevole delle autorità delle “ronde” dell’ultradestra slovena “a caccia” di migranti sul Nevoso. A riportare la notizia della creazione di “Varda”, la “guardia del Litorale”, è stato il quotidiano sloveno Primorkse Novice secondo cui una dozzina gli uomini agli ordini di Erik Radelj, 38enne stiriano e vicino all’estrema destra nazionale in uniforme ma “disarmati” pattuglieranno la “rotta balcanica”. Al di là del numero esiguo dei partecipanti alla “ronda”, la notizia è decisamente inquietante. Si tratta infatti di una unità paramilitare. La “guardia del Litorale” il cui capo è Erik Radelj e vicina al già candidato del movimento di estrema destra Slovenia Unita alle presidenziali di due anni fa Andrej Šiško, che, ricordano i media sloveni, è stato condannato a otto mesi di carcere per attività sovversiva dell’ordine costituzionale. Secondo il quotidiano sloveno Primorske Novice la polizia slovena sarebbe a conoscenza del fenomeno ma non farebbe nulla perchè gli uomini di Radelj hanno dichiarato di avere il compito di informare la polizia sul passaggio di migranti nella zona del monte Nevoso che risulta essere uno dei varchi della rotta balcanica, insomma sarebbero solo delle “vedette”. In realtà nessuno ci crede anche perchè quanto avviene in zone remote come quella del monte Nevosorè difficilmente controllabile. Proprio per questo quella zona risulta essere un vero e proprio crocevia nella rotta migratoria che dai campi profughi della zona di Bihac, in Bosnia, tenta di oltrepassare il confine tra Croazia e Slovenia, per poi puntare all’arrivo in Italia. Ma se la polizia slovena sembra far finta di nulla, la notizia non è vista di buon occhio dalla politica. “Il Consiglio per la sicurezza nazionale – scrive infatti sul suo sito Radio Capodistria – ha incaricato il Ministero degli interni e quello della giustizia di preparare una proposta di modifica del codice penale che possa perseguire legalmente azioni di questo tipo”.