Boom storico delle uscite volontarie tra i medici ospedalieri, cresciute del 150% in un solo anno

Boom storico delle uscite volontarie tra i medici ospedalieri, cresciute del 150% in un solo anno. Il ricambio generazionale avanza e porta nuova linfa grazie alle misure di ingresso, ma restano forti i divari territoriali tra Nord e Sud. Il fenomeno non è isolato, ma attraversa capillarmente il Paese. In ben 12 regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Servizio Sanitario Nazionale prima della pensione sono più di quelli che hanno raggiunto i limiti di età per il riposo. Situazioni particolarmente marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati.

Per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione, Anaao Assomed chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di passare dalle parole ai fatti con un piano straordinario in 10 punti:

Rendere strutturale il Decreto Calabria, trasformando la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti.
Superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni.
Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi.
Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva.
Ospedali sicuri, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi.
Tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un SSN sempre più al femminile.
Perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno.
Un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti.
Riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale, per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato.
Sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti.
“Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare”, conclude Di Silverio. “Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta”.