Cgil Fvg: «Sanità, no a scelte unilaterali da parte del privato accreditato»
La Cgil Fvg: il congelamento di alcune prestazioni si abbatte su un sistema già in forte difficoltà. «Nel nuovo accordo serviranno regole più stringenti per garantire la continuità del servizio». «Appare quanto meno singolare che strutture sanitarie private che hanno un contratto in essere con il servizio pubblico e che sono state accreditate possano decidere a proprio piacimento quali prestazioni previste dalla convenzione continuare ad erogare e quali no». La Friuli Venezia Giulia, con il suo segretario generale Michele Piga, commenta così l’annunciato “congelamento”, da parte del privato accreditato, dell’erogazione di alcune prestazioni in regime di convenzionamento, tra cui anche Tac e risonanze.
La scelta, secondo le motivazioni addotte dalle associazioni di rappresentanza, sarebbe legata all’entrata in vigore del nuovo tariffario di rimborso decretato dal Governo in intesa con le Regioni. Un atteggiamento che la Cgil critica con forza. «Il privato profit – commenta ancora Piga – punta ovviamente al guadagno e nessuno gliene fa una colpa. Ci chiediamo però se questa scelta, tanto più nel contesto di un sistema sanitario già in forte difficoltà in termini di tempi di attesa delle prestazioni, non possa configurare gli estremi di un’interruzione di pubblico servizio, con annesso danno alla salute dei cittadini. In una regione dove c’è già il precedente, davvero raro, della messa in cassa integrazione dei dipendenti di una struttura ospedaliera privata durante il Covid, non vorremmo che un rapporto contrattuale venisse usato a proprio piacimento senza che il committente, ovvero il Servizio sanitario regionale, possa interferire su questa decisione».
La considerazione finale di Piga guarda all’ormai prossimo rinnovo della convenzione triennale con il privato accreditato. «Nella consapevolezza che le strutture pubbliche e le loro apparecchiature funzionano 24 ore su 24 365 giorni all’anno, con le stesse tariffe del privato, e di fronte a questi atteggiamenti, chiediamo che vengano definite regole stringenti per garantire la continuità dei servizi o che altrimenti si riconsiderino le convenzioni».