Ci sarà l’effetto Trump sul voto? La Meloni lo teme

Ne siamo certi, se Donald Trump votasse in Italia, al referendum il suo voto sarebbe un Si e non solo per fare un favore alla fedele amica Giorgia, ma perché sulla magistratura e la necessità di asservirla al potere governativo, la pensa esattamente come Meloni e Nordio. Questo lo hanno capito anche moltissimi italiani, per questo l’amicizia con Donald si sta dimostrando tossica e potrebbe avere un ruolo anche nel voto referendario. Anche per questo nel centrodestra serpeggia nervosismo fino al punto che il nome Trump diventa innominabile.  Se sommiamo l’effetto Trump alla autolesionistica campagna elettorale condotta per il Sì da personaggi del calibro del duo Nordio, Bartolozzi o dei vari Tajani, Salvini, Delmastro, Santanché Bignami e Donzelli, il risultato che solo poche settimane fa sembrava favorire il governo  ora è quantomeno non scontato, grazie anche degli imbarazzanti serventi dell’informazione embedded al governo: Sallusti, Bocchino, Sechi , Capezzone e Cerno hanno dato il meglio di loro nell’avvelenare i pozzi della realtà. Vedremo come andrà, ma per fortuna la campagna elettorale è finita e come da tradizione consolidata, è stata la fiera dell’ipocrisia e della menzogna. Non si è trattato di semplici sbavature, anche se bisogna dire che l’ipocrisia e stata più nel campo dei fautori del No, le menzogne l’hanno fatta da padrone in quello del sì, a partire dalle dichiarazioni di Giorgia Meloni. Dichiarazioni fake contro i giudici: “Se vincerà il No, stupratori pedofili e spacciatori e immigrati illegali verranno messi in libertà” a tuonato, mentre sulla famiglia nel bosco si spingeva a parlare di “figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco” dimenticando, Meloni, che il decreto Caivano approvato dal suo governo del 2023 punisce il reato di abbandono dell’obbligo scolastico e commina pene fino ai due anni ai genitori responsabili, arrivando a sottrarre loro la potestà genitoriale come hanno deciso, fra l’altro solo a tempo determinato, i giudici abruzzesi. Si può dire che se dovesse vincere il No la maggiore responsabilità starebbe nel pacchiano errore strategico della comunicazione di Meloni & c di rivolgersi agli elettori indecisi con le sgangherate requisitorie contro ”i giudici che non ci lasciano governare” dimenticando che gli elettori della destra più ideologicamente connotati non avevano bisogno di essere convinti perché votano per fedeltà. Probabilmente ha prevalso in Meloni la sua smania di arringare le sue folle dimenticando che avrebbe dovuto pescare voti e consenso nell’enorme bacino dell’astensione. Invece con la scomposta propaganda ricca di palesi fake ha verosimilmente spostato molti verso il No. Infatti anche se sulla carta gli elettori sarebbero chiamati a esprimersi sull’istituzione di due distinti Csm (uno per la magistratura giudicante e uno per quella richiedente) nonché sulla creazione dell’Alta corte disciplinare e sul meccanismo di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno, in realtà il voto nasconde un diverso bilanciamento dei poteri ma soprattutto resta sottotraccia un giudizio sulla stesa efficacia delle ricette di Meloni e non solo in tema giustizia. .
Secondo la premier Giorgia Meloni, la riforma – andando appunto a creare un Csm per i pm, un Csm per i giudici e una terza Corte solo per i provvedimenti disciplinari – libererà la magistratura dal controllo della politica e dalle correnti interne “ideologizzate” peccato che per farlo alla fine il sistema di estrazione a sorte di alcuni componenti degli organi di autogoverno finirà semplicemente per garantire alla politica, quella di maggioranza ovviamente, di esprimere la quasi totalità dei membri con il risultato che in nome della libertà si metterà sotto controllo governativo uno dei fondamentali strumenti di bilanciamento dei poteri. Se poi uniamo a questo la sciagura del premierato il disegno di spingere l’Italia nel vortice autocratico stile Orban o Trump sarebbe compiuto. Non è infatti un caso che tutti i partiti di destra e centrodestra al governo spingono per il sì, appoggiati in questo anche da Azione che si candida ad entrare in questa allegra brigata. Le opposizioni sono sostanzialmente unite per il no, fatta eccezione per la renziana Italia Viva che ha deciso di lasciare “libertà di espressione” ai propri elettori probabilmente per garantirsi future agibilità in tutti i campi. E allora in questo momento è necessario abbandonare le ipocrisie e votare sonoramente No, non solo perché la “riforma” non risolve i problemi del sistema giustizia, non solo perché quella della destra è una operazione di vendetta contro una categoria, quella dei magistrati, il cui solo compito è quello di applicare le leggi, non solo perché è un attacco alla Costituzione, ma anche per mandare un segnale di dissenso preciso al governo che ne possa ridimenzionare gli intenti illiberali .