Coldiretti Fvg presenta al presidente Fedriga il documento “L’agricoltura che vogliamo”
Rafforzare la tutela del Made in Italy, garantire piena trasparenza ai consumatori e difendere il reddito degli agricoltori. È l’obiettivo dell’iniziativa promossa da Coldiretti Friuli Venezia Giulia per chiedere la revisione della disciplina europea sull’origine doganale dei prodotti agricoli e alimentari.
L’INCONTRO A TRIESTE
Il tema è stato al centro dell’incontro organizzato a Trieste negli uffici della presidenza della Giunta regionale, occasione per l’illustrazione da parte della Federazione del documento “L’agricoltura che vogliamo”, una quarantina di pagine in cui si ricordano i risultati già consolidati nella virtuosa collaborazione con le istituzioni (dal controllo della fauna selvatica alla doverosa tutela del suolo agricolo, dalla corretta gestione dell’acqua al sostegno contro le avversità atmosferiche) e si aggiungono nuove proposte. Tra l’altro, sul riconoscimento del ruolo degli agricoltori come custodi della biodiversità, la filiera sostenibile dell’identità friulana, i giovani e il fondo di rotazione.
L’INTESA SULLA REVISIONE DEL CODICE
Alla richiesta specifica di sostenere l’istanza nelle sedi europee, formalizzata da Coldiretti via lettera (inviata anche ai sindaci), la Regione ha risposto positivamente, informando che una mozione in tal senso è stata presentata in Consiglio regionale e verrà trattata in una delle prossime sedute d’Aula.
L’attuale Codice doganale dell’Unione (Reg. UE 952/2013), ha spiegato il presidente della Coldiretti Fvg Martin Figelj, «consente di attribuire l’origine di un alimento al Paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale. Una regola che, applicata all’agroalimentare, rischia di generare ambiguità e di favorire operazioni che nulla hanno a che vedere con la reale provenienza delle materie prime. Emblematico il caso del concentrato di pomodoro importato dall’estero e semplicemente diluito in Italia, con il risultato di poter essere etichettato come Made in Italy». Per Coldiretti è necessario superare questo criterio per i prodotti agricoli e alimentari, prevedendo come unico riferimento il luogo di effettiva provenienza della materia prima, così da garantire un’informazione chiara e corretta ai cittadini e valorizzare il lavoro delle imprese agricole italiane.
I NUMERI DEL COMPARTO
In Fvg, ha riassunto il direttore regionale Cesare Magalini, l’agricoltura rappresenta un settore strategico, con oltre 12mila imprese e un valore della produzione che supera 1,3 miliardi di euro. La Dop economy regionale vale 1,2 miliardi, con 26 prodotti a indicazione geografica e oltre 3.400 operatori coinvolti nella filiera. Inoltre, il Fvg spicca al secondo posto tra le regioni con un valore di 388 milioni sui prodotti a base di carne Dop Igp; al quarto posto con 809 milioni di impatto sul mercato del vino Dop Igp; al sesto posto con 1.224 milioni sul fronte economico complessivo nazionale. Numeri che testimoniano il peso economico e occupazionale del comparto, ma anche la sua centralità per l’identità e la qualità del territorio. «Non possiamo accettare – sottolinea Coldiretti Fvg – che regole nate per finalità fiscali finiscano per penalizzare le nostre imprese e ingannare i consumatori. Difendere l’origine significa difendere il reddito agricolo, la qualità e la credibilità del Made in Italy”.
L’iniziativa si inserisce in una più ampia visione per l’Europa che metta al centro la sovranità alimentare, l’etichettatura obbligatoria di origine su tutti gli alimenti, la reciprocità negli scambi commerciali e la semplificazione burocratica. «Cancellare la burocrazia, non le aziende», è l’avvertimento lanciato anche a Trieste.




