Concerto milionario di Bocelli. Appassita nel 50enario l’immagine del modello Friuli
Il fine giustifica i mezzi o sono i mezzi a giustificare il fine? Quesito amletico, applicabile in pieno al pasticcio del concerto di Andrea Bocelli del 7 maggio scorso a Gemona. Più si scava nella vicenda, più si approfondisce, e più tutto si ingarbuglia e appare opaco, non nelle basi della vicenda che sono chiarissime. Un appalto a pacchetto chiuso, diretto, senza gara con la scusa che solo così si poteva avere Andrea Bocelli, senza il quale la commemorazione gemonese non avrebbe avuto, evidentemente, senso. Vero forse per qualcuno che aveva fiutato l’affare. Poco importa se il costo è stato altissimo con una trattativa evidentemente prendere o lasciare con chi era determinato a prendere senza se e senza ma. 3.133.838 euro difficili da giustificare non tanto sul piano contabile, anche se come vedremo ci hanno provato, ma su quello etico. Per molti si tratta di un insulto ai cittadini vivi, ma soprattutto a quelli morti. Così nel cinquantenario si appassisce definitivamente il fiore all’occhiello del Friuli che vedeva la sua ricostruzione post sisma esente da malversazioni. Verrebbe da chiedersi come sarebbe stata la ricostruzione se allora vi fosse stata al governo (ma anche all’opposizione) una classe politica in generale come quell’odierna. Ma suggestioni orribili a parte, sembra proprio che in questa occasione le benefiche ricadute positive che dovevano arrivare dalla magica presenza del tenore, siano piovute su qualche amico degli amici o magari sui parenti. Detto questo, dopo che il nostro giornale ha pubblicato venerdì scorso la notizia della conferma delle cifre di costo del concerto, sono accadute alcune cose. I fatti sono stati ripresi dal quotidiano La Verità (che non si è degnato di citare la fonte di gran parte delle informazioni e che anzi rivendica l’esclusiva) in un pezzo a firma dell’autorevole Mario Giordano, quotidiano che pur non facendo parte del gruppo Angelucci è uno degli “organi” della destra italiana. Bizzarro quindi che a rilanciare il mattone piovuto sulla giunta regionale di centrodestra sia fuoco amico, anomalia spiegabile con le fibrillazioni preelettorali, ma che forse nasconde di più. Il giornale di Maurizio Belpietro non si è limitato a rilanciare i dati sull’enormità della spesa, ma ha sventolato l’annuncio di un esposto all’Anac, esposto di cui al momento non vi è traccia fisica, anche se evocato ed auspicato in decine di commenti social. Fra l’altro oltre all’Anac ad occuparsi del fattaccio potrebbe essere anche la Corte dei Conti e non ultima la Procura della Repubblica nel caso si ravvisasse ipotesi di reato. Infatti la Procura della Repubblica ha il pieno potere di aprire un’indagine autonoma basandosi unicamente sulle notizie apparse sulla stampa a partire da quelle da noi pubblicate. Sulla base di una possibile notizia di reato (Notitia criminis) la magistratura non deve necessariamente attendere un esposto formale o una denuncia. Un articolo giornalistico o più articoli dettagliati, sono considerati una fonte legittima da cui i magistrati possono attingere per l’apertura di un fascicolo. In casi come questi però, se si materializzerà un esposto indirizzato all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione) e se questa dovesse rilevare durante i suoi controlli delle anomalie penali (come ipotesi di turbata libertà degli incanti o abuso d’ufficio/illeciti amministrativi gravi), avrebbe l’obbligo giuridico di trasmettere immediatamente gli atti alla Procura competente (in questo caso Udine). Così in attesa che qualcosa accada e che qualcuno decida di decidere, tutto potrebbe restare fermo perché aprire le danze contro certa politica comporta dei rischi. Comunque qualora la Procura o i nuclei specializzati della Guardia di Finanza decidessero di analizzare le carte dell’evento da 3,13 milioni di euro, i nodi normativi principali sarebbero due. Il primo, la procedura senza bando. Verificare se la “procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando” (giustificata dalla Regione FVG con l’esclusività artistica di Andrea Bocelli) rispettasse rigorosamente i paletti del Codice dei Contratti Pubblici o se si potesse configurare un frazionamento o peggio un favoritismo verso la società intermediaria (FVG Live srl) e sue collegate. C’è poi la congruità della spesa. Valutare se le singole voci, allestimenti, logistica e il milione di euro di cachet destinato all’artista, siano giustificate o se configurino profili di danno erariale, aspetto che in parallelo potrebbe attivare anche la Corte dei Conti. Al momento però la vicenda resta in una sfera di scontro politico anche se possiamo aggiungere che il ruolo dell’opposizione fin qui (tranne qualche caso) non è stato brillante, non basta infatti “interrogare” ricevendo risposte che spesso sono il nulla impastato con il niente, o aspettare che un quotidiano nazionale riprenda la notizia (in questo caso da noi) per poi magari emettere, come avvenuto questo pomeriggio, una nota che si riferisce solo a quel quotidiano e a nessuna testata locale. E’ una sgrammaticatura di cui dovremo tenere conto. Ulteriore dimostrazione che l’opposizione, almeno quella in Consiglio regionale, e molto attenta nel non disturbare più di tanto il manovratore, almeno finché il caso non diventi impossibile da ignorare. Per ora è bene sappiano che in politica, quando si crea uno spazio, qualcuno lo occupa, così in assenza di una opposizione efficace, a prendere la palla, rischia di essere la stessa maggioranza che assume tutti i ruoli in commedia. E’ chiaro che a destra è in corso una battaglia che non farà prigionieri e che in questo caso ha lanciato un bel siluro all’assessore Riccardo Riccardi che bontà sua si dice “tranquillo” perchè, come anche in altre vicende del passato pensa di aver provveduto a “scudarsi”, infatti l’atto di affidamento per il concerto fu firmato il 13 marzo dal direttore centrale delle Attività produttive e turismo e responsabile unico del progetto Massimo Giordano, ovviamente su indicazione politica precisa, peccato che il 16 gennaio, due mesi circa prima dell’affidamento, il Comitato per il cinquantennale presieduto da Riccardi aveva approvato il concerto individuando Bocelli, la caserma Goi Pantanali e una spesa di 3 milioni 133 mila euro. Poi opportunamente, a tavola apparecchiata, Riccardi correttamente, anche se lievemente in ritardo, ha lasciato il tavolo come in genere si fa quando si paventa un possibile conflitto d’interesse. Comunque è chiaro che l’assessore è nel mirino della destra e il tutto potrebbe rientrare nelle grandi manovre in atto per la candidatura allo scranno di Fedriga, l’odore di urne si fa puzza e così la fibrillazione è tale da colpire chi in passato si è visto perdonare di tutto. Del resto nel mirino della Verità, non c’è tanto la scandalosità dell’appalto in se, leggendo fra le righe si è attenti a non infierire su Bocelli (che ha amicizie potenti). Secondo loro il cantante si sarebbe accontentato di soli 760.000 euro, cifra che forse viene determinata giocando sul lordo e netto del compenso, il vero scandalo, secondo Giordano, sarebbero nelle presunte contiguità di interessi fra la Fvg Live di Luca Tosolini e l’assessore Riccardo Riccardi che nella assegnazione di quell’appalto ad affidamento senza gara ha avuto un ruolo politico non certo secondario. Secondo la ricostruzione del quotidiano milanese ci sono interessi incrociati fra le società Fvg Live di Luca Tosolini e la Eilo srl di cui lo stesso Tosolini sarebbe consigliere e vicepresidente, società che si occupa tra l’altro di gestione di servizi per i concerti e che riceve frequentemente commesse da Fvg Live. Fin qui nulla di strano se non fosse che in Eilo è socio di maggioranza — attraverso la Opix Holding di cui è amministratore unico — Giovanni Riccardi, figlio dell’assessore Riccardo Riccardi. Ciliegina sulla torta la presenza della presidente di Eilo, Silvia Tosolini, stretta parente di Luca Tosolini. Insomma secondo la Verità ( e le visure) il cerchio si chiude in affari di famiglia e in una possibile danza di fatture. Difficile allo stato giudicare, tutti, anche Riccardi, sono innocenti fino a prova contraria, ma sullo sfondo, comunque la si veda, resta però lo sperpero del denaro pubblico da parte della Regione. Se tutto questo è legittimo lo vedrà (speriamo) chi di dovere, di certo invece restano le stranezze contabili presenti in una lista (scritta in un foglio senza intestazione) di una settantina di voci che farebbe parte del fascicolo relativo alla gestione contabile del concerto. Una lista di voci che non identifica chi ha svolto il lavoro e a chi sono state pagate le relative fatture, del resto con il pacchetto concerto “chiavi in mano” la ditta Fvg Live non dovrebbe essere obbligata ad un rendiconto puntuale, anche se si parla di milioni di soldi pubblici. Così a parte il milione più iva all’artista, un altro milione e mezzo è spacchettato in decine di voci. Riportiamo quelle più significative riguardanti la prestazione artistica, il resto è suddiviso in decine di voci tecniche che però dovrebbero avere un nome e cognome. Fra queste interessante la voce relativa ai 23.907 euro per il catering, che non si capisce a beneficio di quali ospiti non certo ai 15000 spettatori. Sulla prestazione artistica è invece chiaro che il cachet per Bocelli è di 1.000.000 tondo, dato vi sono altri 200.000 euro come costi di produzione artistica e 17.330 per viaggi, trasnfer orchestra e personale. Ci sono poi 61.838,82€ per il coordinamento di produzione, 80.000 per i costi di agenzia e 37.187,50€ per la Siae. Il tutto ovviamente più Iva perché non si dica che qualcuno evade, tanto in questo caso è una partita di giro: lo Stato da, lo Stato prende.
Fabio Folisi




