Consegnata al Presidente del Consiglio regionale la petizione popolare per bloccare il parco eolico, denominato Pulfar
Una delegazione del Comitato “Proteggiamo il Craguenza / Zaščitimo Kraguojnco” ha consegnato al Presidente del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia la petizione popolare sottoscritta da più di 3mila cittadini contro la realizzazione del progetto di parco eolico, denominato Pulfar, sui prati stabili del crinale del Monte Craguenza, fra i territori comunali di Pulfero e Torreano, nelle Valli del Natisone. Il Comitato, seguito da una forte mobilitazione popolare, nel corso dell’estate ha coinvolto centinaia di persone in incontri pubblici di approfondimento, ed ha prodotto osservazioni specifiche e dettagliate per sostenere la totale contrarietà del territorio a un progetto totalmente calato dall’alto (non coinvolgendo il territorio come previsto dalla L.R. 38/2001) insensato e speculativo. L’assoggettamento alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) – scongiurando veloci scorciatoie estive – rappresenta un primo importante risultato, ma il rischio concreto che il parco eolico venga realizzato è ancora alto. L’azienda proponente infatti ha già annunciato di voler andare avanti, e d’altra parte la stessa azienda sembra aver proposto progetti simili in altre zone d’Italia. Il caso “Pulfar” sta iniziando ad avere un’eco anche fuori Regione. Inoltre, recenti inchieste giornalistiche sull’eolico nel Nord-Est sembrano sollevare legittimi dubbi sul valore speculativo di questi progetti. Per questi motivi, continueremo ad impegnarci come Comitato per spiegare le ragioni della nostra contrarietà al progetto, dovuta non a motivi di principio ma alla totale inadeguatezza del materiale relativo allo studio preliminare depositato dall’azienda proponente, prima di tutto la mancanza di dati del vento affidabili. Tutto il progetto si basa infatti unicamente su dati del vento che risultano non solo “virtuali”, in quanto ricavati da database online, ma addirittura sbagliati, perché le mappe del vento utilizzate sono riferite non al Craguenza ma ad un’altra zona della Regione (il Comune di Malborghetto-Valbruna). La normativa nazionale di riferimento per l’eolico, D.M. 10 settembre 2010, prevede che nella sede del futuro impianto i dati del vento debbano essere rilevati per una durata “che non può essere inferiore ad un anno”. Invece, incredibilmente, in un progetto di oltre 700 pagine, non c’è alcuna traccia di dati rilevati dal vero, né sul crinale del Craguenza né in altre zone della Regione. Una lacuna macroscopica che contraddice la supposta produttività e l’utilità del parco eolico, e legittima dubbi sul vero scopo del progetto. Solo dati certi infatti possono consentire di calcolare l’effettiva capacità energetica di un futuro impianto, e solo la certezza di produzione di energia può giustificare il sacrificio dell’interesse ambientale, oltre che un investimento economico pari a 65 milioni di euro in prevalenza da fondi PNRR, nel nome dell’interesse pubblico. E questo noi non ci stancheremo mai di ripeterlo: sul Craguenza non c’è vento. Nessuna pregiudiziale quindi, da parte del Comitato, verso le energie rinnovabili, in cui crediamo fermamente nell’ottica del contrasto al cambiamento climatico, nella convinzione però che debbano essere promosse con criterio ed un’accurata pianificazione. Nel decreto di assoggettamento alla procedura di VIA della Regione FVG notiamo inoltre l’assenza di riferimenti a lacune progettuali macroscopiche sugli aspetti fisici e geologici del sottosuolo interessato dall’intervento, anch’essi cruciali e, a nostro avviso, ostativi a un progetto di grande opera. Il monte Craguenza inoltre, nel suo complesso, ospita un punto caldo (hotspot) di biodiversità nelle Valli del Natisone, e come tale andrebbe tutelato con forme di protezione rigide, e che possano prevenire futuri tentativi di messe in opera di questi progetti. La politica locale e regionale al governo del bene comune non è stata in grado – nel corso degli ultimi decenni – di proporre forme di protezione ambientali e tuttora sta procedendo con grande lentezza verso l’individuazione di aree protette come i biotopi regionali richiesti
dal Comitato. Più in generale, da questa vicenda che lega la salvaguardia e la valorizzazione del territorio alla necessità di una pianificazione intelligente e concertata con la popolazione, è emerso un governo del territorio non all’altezza, per ora salvato solo dalla mobilitazione popolare e dall’impegno di cittadini che hanno a cuore il bene comune.




