Eventi del Tagliamento: “ a chej biats di Latisane”
Sono passati 59-60 anni dai drammatici eventi lungo il corso del Tagliamento e dei suoi affluenti dovuti alle piogge dei primi di novembre del 1966. Già il 1965 aveva creato i suoi problemi, e da allora è iniziato un cammino di definizione sulle caratteristiche delle sistemazioni idrauliche necessarie ad evitare il ripetersi di situazioni analoghe. Sicurezza per i cittadini ma anche interpretazione dell’utilizzo dell’acqua e gestione territoriale dei valori connessi all’intero bacino del Tagliamento. Per memoria ricordo che negli anni 70 il PUR approvato dalla Regione F-VG prevedeva l’istituzione del Parco Naturale del Tagliamento.
L’urbanistica ha pestato duro nel corso di questi 60 anni e un giudizio complessivo sull’intervento umano per quanto è avvenuto non mi pare di averlo mai letto. Si è discusso molto degli interventi da fare in relazione alle dinamiche fluviali di piena e nel frattempo alcune aree di pertinenza del fiume sono state inquadrate in tutele di diritto europeo. Le conoscenze e le prospettive sulla natura stessa del Tagliamento si sono approfondite e diversificate coinvolgendo settori tecnico scientifici e culturali non puramente riferibili alla idraulica, ma alla fine della storia la domanda centrale sembra essere diventata la stessa di 60 anni fa: quanti metri cubi al secondo possono passare alla stretta di Latisana e cosa fare per non superarne la quantità per una onda di piena di frequenza probabilistica almeno centenaria (fissata per convinzione “tecnico politica” a 4400 metri cubi al secondo di picco).
A Latisana sono convinti che ormai su cosa fare nel Tagliamento sia stato detto e scritto tutto quello che era necessario: per ridurre la piena quindi una diga a monte nel medio Tagliamento va fatta. Ma qui è emersa nell’anno in corso la vera novità idraulica. Mentre per almeno 40-50 anni si è ritenuto che l’onda di piena non dovesse superare i 4000 metri cubi al secondo (e su questa base venivano interpretate tutte le opere necessarie a Latisana e nel corso inferiore del fiume), oggi, in base a studi dell’Autorità di Bacino del Distretto delle Alpi Orientali, ci si è fissati a 3600 metri cubi al secondo, con una totale revisione delle portate smaltibili dal corso finale del Tagliamento e del canale Cavrato. Tutto ribaltato rispetto alle conclusioni del “Laboratorio Tagliamento” del 2011.
E’ evidente che questa novità almeno raddoppierebbe la quantità di acqua da laminare a monte, portandola dai 30-40 milioni di metri cubi precedenti ai 60-80 della seconda , in riferimento variabile anche alla durata preventivata del fenomeno di piena. A Latisana possono sempre dire “mior di plui che mancul”, ma sicuramente non possono dire che non c’è più nulla da verificare. Lo stesso presidente anguilla della Regione Fedriga è stato costretto a dire “aspettiamo in tempi brevi il parere dei tecnici e poi faremo quello che loro dicono” nel falso allontanamento del ruolo della politica nelle future decisioni. Per la verità l’assessore Riccardi ha poi corretto “sentito il parere dei tecnici la politica farà le sue scelte”.
In realtà il dibattito tra i tecnici avviato a partire da una serie di domande formulate alla autorità di bacino ha dimostrato, proprio a partire dalle risposte, che il quadro completo delle questioni che riguardano il come intervenire sul Tagliamento è incompleto e che gli elementi fondamentali di conoscenza necessari ad una seria decisione politica sono profondamente carenti. Tra questi ricordo le variazioni prevedibili con il cambiamento climatico, l’effetto dell’innalzamento del mare, il quadro dei valori naturali ed ambientali del fiume da rispettare. Rimandare le questioni sollevate a valutazioni in sede di progetto di un’opera scelta non pare né saggio né praticabile.
Certo non si può più parlare unicamente di portate idrauliche e piuttosto sarà necessario ragionare in termini di governo del territorio, con il contributo dell’insieme delle discipline coinvolgibili, e forse ci vorrà più tempo, ma comunque ci sono interventi già finanziati, e su cui tutti sarebbero d’accordo, che possono finalmente essere realizzati. E ci sono anche questioni da affrontare come le delocalizzazioni di usi non compatibili con la vita del fiume o capire dove il fiume potrà espandersi rompendo qualora la natura non voglia rispettare i tempi di ritorno previsti ed i limiti considerati.
A Latisana è bene che se ne facciano una ragione e contribuiscano ad un saggio uso del tempo.
Giorgio Cavallo




