Finché c’è guerra c’è speranza… Niente ipocrisia, l’Italia è sesto paese esportatore di armi +157%

Il nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) fotografa un mondo che corre verso il riarmo visto come opportunità economica e non come drammatica corsa all’annientamento  collettivo.  Ed allora è bene parafrasare un titolo cinematografico della nostra memoria: “Finché c’è guerra c’è speranza” questo il titolo di un film diventato un classico, girato  cinquantadue anni fa (1974) narra in maniera più  che attuale le ipocrisie di una società, quella occidentale, schiava della frenesia del guadagno al servizio del potere. Nel film  Pietro Chiocca, interpretato da uno strepitoso Alberto Sordi, è un padre di famiglia, che si fa letteralmente in quattro per il benessere della moglie e dei figli. Il suo lavoro di commesso viaggiatore in armi da guerra gli permette infatti di far vivere nel lusso tutti i suoi cari, un lavoro formalmente legale ma che diventa, una volta reso noto tramite la stampa, uno stigma pubblico  ma che poi, in nome del dio denaro, in famiglia accettano. Ovviamente i trafficanti di armi del terzo millennio non hanno le sembianze dell’albertone nazionale, e non vivono le sue tribolazioni di viaggi pericolosi e di coscienza, ma siedono in uffici lussuosi disponendo per via digitale produzioni letali in cambio del sempre ben accetto dio denaro, magari in criptovalute.  “È il mercato, bellezza! E tu non ci puoi far niente!” verrebbe da dire restando in tema cinematografico, per i più giovani si tratta di una citazione tratta dal film I fratelli Marlin del 1939 con Humphrey Bogart utilizzata per sottolineare l’inevitabilità delle leggi economiche o delle dinamiche di forza del capitalismo. Tornando però al  nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) il volume dei trasferimenti internazionali di armamenti è cresciuto quasi del 10% (9,2% per la precisione) rispetto al periodo 2016-2020. E al centro di questa escalation ci sono l’Europa e anche l’Italia, che compie un balzo in avanti nella classifica dei maggiori Paesi esportatori di armi passando dal decimo al sesto posto, dietro solo a Stati Uniti, Francia, Russia, Germania e Cina.
Anche le importazioni di armi nel cosiddetto “vecchio continente” sono però aumentate, toccando il +210% negli ultimi 5 anni, più che triplicate, fino a rappresentare il 33% degli acquisti militari globali. Un dato che riporta il continente, per la prima volta dagli anni Sessanta, al primo posto nel mondo per acquisizioni di armamenti.
Tra il 2021 e il 2025, infatti, l’Italia ha aumentato le proprie esportazioni del 157% rispetto al 2016-2021. E oltre la metà delle esportazioni italiane è stata destinata al Medio Oriente (59%), mentre il 16% è andato in Asia e Oceania e il 13% in Europa.
Il primo paese destinatario delle forniture è l’Ucraina, che ha ricevuto il 9,7% di tutte le forniture di armi a livello globale. Dopo, in graduatoria, ci sono India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.
A fare da padrone agli esportatori sono gli Stati Uniti, che hanno fornito il 42% di tutti i trasferimenti internazionali di armi nel periodo 2021-2025, in aumento rispetto al periodo 2016-2020 (36%). Gli Stati Uniti hanno esportato armi in 99 stati nel periodo 2021-2025. Molti dei quali in Europa, che ha accresciuto le importazioni dagli USA del 217%.
“Sebbene le tensioni e i conflitti in Asia e Oceania e in Medio Oriente continuino a guidare importazioni di armi su larga scala, il forte aumento dei flussi di armi verso gli Stati europei ha fatto crescere i trasferimenti globali di quasi il 10% – ha spiegato Mathew George, direttore del programma sui trasferimenti di armi del Sipri -. Le consegne all’Ucraina dal 2022 sono il fattore più evidente, ma anche la maggior parte degli altri stati europei ha iniziato a importare significativamente più armi per rafforzare le proprie capacità militari di fronte alla percezione di una crescente minaccia dalla Russia”. Insomma finché c’è guerra c’è speranza….

Fabio Folisi