Impianto di incenerimento rifiuti, inquinamento e migliaia di Tir: Comune di San Giorgio di Nogaro chiede di bloccare iter, ma potrebbe non bastare
Il Consiglio comunale di San Giorgio di Nogaro all’unanimità ha approvato una mozione che chiede di bloccare l’iter autorizzativo del progetto del termovalorizzatore/inceneritore proposto dalla Hafner Energy from Waste nell’area dell’Aussa-Corno. Dopo la presentazione dell’impianto nei giorni scorsi e le numerose polemiche, maggioranza e opposizione hanno votato compatte il documento. Nel corso del consiglio comunale è stato evidenziato come l’impianto fosse sovradimensionato rispetto alle esigenze del territorio, potenzialmente dannoso per l’ambiente e per l’immagine della laguna, oltre al rischio di disincentivare la raccolta differenziata. Ora il sindaco Pietro Del Frate auspica che anche gli altri Comuni potenzialmente coinvolti adottino la stessa posizione, per dare un segnale unitario al territorio e alle istituzioni chiamate a valutare il progetto. Il fermo diniego del Comune maggiormente interessato è atto importante ma che potrebbe essere sufficiente per bloccare il mega inceneritore perché altri soggetti istituzionali potrebbero agire d’imperio. In sostanza il diniego del comune può essere bypassato perché sulla base dell’ordinamento giuridico i Comuni non hanno l’ultima parola in materia di impianti di gestione dei rifiuti di rilevanza strategica o regionale.Nel caso specifico della mozione votata dal Consiglio Comunale di San Giorgio di Nogaro vanno distinti l’atto politico e l’iter tecnico-legislativo. L’ordinamento infatti prevede precisi meccanismi per i quali un impianto può essere autorizzato anche contro il parere del Comune ospitante. La competenza principale sul rilascio dell’Autorizzazione Unica ex art. 208 del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente) spetta alla Regione Friuli Venezia Giulia, non al Comune. Se la Regione valuta l’opera come rispondente agli obiettivi del proprio Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, può procedere all’approvazione. la Regione può superare il dissenso motivando la scelta sulla base di superiori interessi pubblici, ambientali o economici regionali.
Per legge, l’approvazione regionale di un impianto di trattamento rifiuti costituisce automaticamente variante allo strumento urbanistico comunale (Piano Regolatore) e comporta la dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori.
Il Comune non può quindi bloccare l’opera facendo leva unicamente sulle proprie destinazioni d’uso del suolo. In più per impianti ritenuti di interesse strategico nazionale o in situazioni di emergenza, il Governo centrale può esercitare il proprio potere sostitutivo (art. 120 della Costituzione) o nominare un commissario straordinario con poteri speciali in grado di azzerare i veti di qualunque ente locale.
In sostanza l’atto votato dal Comune è una mozione politica d’indirizzo. Non è un provvedimento tecnico definitivo, è però un forte segnale di pressione istituzionale che se non trova adeguato appoggio popolare e non solo in quel comune, rischia di essere scavalcato. Il no fra l’altro non è certamente di natura ideologica ma molto pratica, non convincono per nulla infatti le motivazioni del progetto che in realtà sarebbe un business formidabile a discapito del territorio. Dando infatti per per scontato, e scontato non lo è per niente, che non venga prodotto inquinamento come vorrebbero far credere fautori di tali impianti che ricordano che in nord Europa queste strutture sorgono anche in prossimità di grandi centro abitati dimenticando di raccontare che dopo la loro realizzazione si è verificato con dati tecnici precisi che questi impianti producono scorie da combustione non intercettabili con i filtri, si tratta di polveri ultrasottili e perfino di diossine che diventano di quantità significative quando l’impianto è mega, come appunto quello proposto a San Giorgio di Nogaro. Per fare un esempio in molte aree europee nel raggio di tre chilometri non si possono posizionare arnie, o meglio si possono posizionare, ma il miele non può essere considerato biologico. Ma c’è di più, la vera vulnerabilità del progetto è, come spesso accade per questi mostri energetici, relativo all’approvvigionamento del “carburante”, in questo caso i rifiuti. Vediamo quinti delle cifre anche solo in maniera “spannometrica”: un impianto che, a detta dei proponenti, dovrà “trattare” cioè incenerire 500000 tonnellate di rifiuti all’anno, necessiterà di una linea continua di arrivi. Ora per stessa ammissione progettuale, solo massimo il 10% potrà arrivare su rotaia (quindi 50.000 ton) mentre quello via mare è al momento una chimera. Questo dimostra fra l’altro l’eventuale arrivo di rifiuti da molto lontano. Resta da gestire allora l’operatività di 450.000 tonnellate. Dato che un Tir, secondo norme Ue, ne trasporta circa 25 ton per volta l’operazioncina matematica è semplice: 450000:25=18000. Insomma ben 18000 carichi dovranno andare avanti e indietro (circa 50 tir al giorno), una movimentazione di 36000 viaggi con tutto quello che questo comporta in termini di traffico e inquinamento. Sarebbero una enormità anche se dovessero essere la metà. Consideriamo inoltre che l’operazione non solo porterebbe rifiuti prevalentemente da fuori regione, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma prevede anche un consumo enorme di acqua (si utilizzano fino a 1.000–2.000 litri per tonnellata di ceneri). In realtà al Fvg un mega impianto così non serve, dato che le tonnellate “io sono Fvg”, sarebbero 120mila ed inoltre non è chiara la funzione dell’impianto già presente a Trieste. Ma quello dell’arrivo foresto dei rifiuti, profumatamente (si fa per dire) pagati, è la metà del business, l’altra metà riguarda la produzione di energia elettrica 640GWh annui che secondo quanto dichiarato sarebbe la metà del fabbisogno elettrico domestico della regione e che, ovviamente, verrebbe venduto e immesso in rete, a prezzo di mercato, senza alcun reale beneficio per i cittadini del Friuli ma sicuramente per le tasche degli “investitori”.




