In un volume la storia della vite e del vino in Friuli e a Trieste

“Storia della vite e del vino in Friuli e a Trieste” è il titolo del libro che sarà presentato all’Università di Udine lunedì 7 ottobre, alle 17, nella sala Tomadini, in via Tomadini 30/a a Udine. Il volume, uscito per i tipi della Forum editrice, è curato da Enos Costantini e promosso dall’Accademia italiana della vite e del vino e pubblicato col sostegno dell’ex Provincia di Udine, dell’Ersa FVG e della Fondazione Friuli.

All’incontro interverranno Andrea Garlatti, direttore del dipartimento di Scienze economiche e statistiche che ha organizzato la presentazione, il curatore del volume, Enos Costantini, e i docenti Giovanni Farese, dell’Università europea di Roma, e Vasco Boatto, dell’Università di Padova.

L’opera racconta gli oltre duemila anni di storia della viticoltura in Friuli Venezia Giulia dall’epoca preromana fino al Novecento, attraverso i saggi di esperti del settore – tra cui i docenti dell’ateneo friulano Andrea Cafarelli, Francesco Marangon, Enrico Peterlunger, Mario Robiony e Pietro Zandigiacomo –, ma anche del mondo dell’arte e della cultura.

Ampio spazio è dedicato anche a tutte quelle attività collaterali, ma non marginali, legate all’economia vitivinicola, come la grappa, le lame per la potatura e gli innesti, le etichette per le bottiglie, i contenitori, la cooperazione, la vivaistica, la pubblicistica, i musei, il controllo delle avversità, le fiere e le esposizioni per arrivare fino alle nuove frontiere della genetica. Presentata per la prima volta anche la storia vitivinicola di Trieste con un saggio che si dipana, secolo dopo secolo, fra il Carso e il mare.

«Centovent’anni fa – spiega Costantini – le viti si arrampicavano sugli alberi: nulla era cambiato dai tempi di Roma. Sessant’anni fa la viticoltura promiscua era ancora prevalente rispetto a quella specializzata. Il vino era in buona parte autoconsumato o commerciato su mercati a breve raggio. Ma i cambiamenti dell'attività vitivinicola degli ultimi decenni non devono certo far perdere la memoria: un vino senza radici è senz’anima e senza fascino».

Uno squarcio di luce sulla storia vitivinicola del Friuli, quindi, «che si intreccia – sottolinea il curatore – con quella di un popolo, di un territorio, di una cultura ed è parte di un patrimonio identitario ricco e sfaccettato».

Oltre a essere uno strumento a supporto della viticoltura del Friuli Venezia Giulia, «questo libro – evidenzia Costantini – svuole contribuire alla conoscenza dell’estremo lembo nord-orientale d’Italia, una piccola regione che ha saputo ritagliarsi un grande nome anche grazie ai suoi vini».