Mentre il Consiglio regionale discute delle Province, i dati sull’attività d’aula sono poco brillanti per la democrazia

Oggi e domani si riunisce il Consiglio regionale Fvg per discutere  il disegno di legge che reintroduce le Province,  già politicamente bocciato dalle opposizioni perché, è stato detto già sabato scorso nel corso di una conferenza stampa, non solo dimostra la mancanza di coraggio della Giunta sul riassetto istituzionale del Fvg, ma  manca di una visione nuova e soprattutto è mancato il confronto con il mondo politico e con la società civile. Facile sospettare che la due giorni di Consiglio non potrà colmare questo “peccato originale” e rischia di essere l’ennesimo dibattito blindato  che umilia l’assemblea oltre riconducendola ad un ruolo “notarile” rispetto alle volontà della Giunta, anche se in realtà alcune crepe nella maggioranza si sono manifestate, ma che c’è da pensare siano state “ricomposte” nelle segrete stanza.   Difficile possa essere diverso da così, anche se la speranza che qualcuno venga illuminato sulla via di Damasco  esiste sempre, ma di più se consideriamo quanto recentemente emerso dal Rapporto sulla legislazione regionale e sulle altre attività consiliari che “fotografa” e riporta ai  numeri quanto fatto, e non fatto, nell’anno precedente dal Consiglio Regionale. I dati sono stati  illustrati nel corso di una specifica seduta del Comitato per la legislazione, il controllo e la valutazione (Clcv), presieduto da Nicola Conficoni (Pd). Il documento andrà all’esame dell’Aula dopo l’estate,  ma sono già noti i “numeri” che evidenziano lo strano concetto di democrazia della maggioranza targata Fedriga & c sia nelle caratteristiche e qualità legiferativa che nel rapporto con la democrazia partecipata quella spesso sbandierata è che sostanzialmente è pari a zero,  se consideriamo che delle 14 petizioni consegnate al Consiglio, con conseguenti 14 promesse di essere portate in commissione, nemmeno una è realmente approdata. Ma tutti i numeri raccontano altra verità, perfino quando sembrano positivi, dato che non dicono tutta la verità se parametrata nel tempo. Le cifre relative alla “produttività” del Consiglio Regionale del Fvg dicono che nel 2025, il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha aumentato la propria produzione legislativa, passando dalle 14 norme approvate nel 2024 alle 20 del 2025 ma in realtà non solo questa “ripresa” lascia il Fvg ancora sotto la media nazionale (27 provvedimenti per Regione) ma dimostra plasticamente come l’equilibrio istituzionale sia in realtà fortemente centrato sulla Giunta con un Consiglio regionale di fatto esautorato, o quasi, dalle proprie prerogative legiferative. Infatti dal documento emerge che delle 20 leggi approvate 16 sono di iniziativa dell’Esecutivo regionale, pari all’80% del totale, mentre solo 4 sono nate in Consiglio e sono tutte riconducibili alla Maggioranza, mentre nessuna proposta delle Opposizioni è arrivata all’approvazione finale. Inoltre se la quota di leggi di iniziativa consiliare cresce rispetto al 2024, passando dal 7% al 20%, resta inferiore ai livelli registrati nelle precedenti legislature. Il dato appare ancora più significativo se si guarda alla fase di presentazione: nel corso dell’anno sono stati depositati 34 progetti di legge, 18 della Giunta e 16 dell’Assemblea. Tra questi ultimi, il 75% è stato presentato dalle Opposizioni, in crescita rispetto al 64% del 2024 ma nulla poi arriva in porto, quasi ci sia la precisa volontà di rendere l’aula consiliare un mero esercizio dialettico con scarse o nessuna possibilità decisionale.
Anche per quanto riguarda l’attività emendativa è stato sottolineato un certo squilibrio con “il 92% degli emendamenti che viene presentato in Aula e solo l’8% in Commissione. Gli emendamenti della Giunta, inoltre, ottengono un tasso di approvazione quasi totale, mentre quelli delle Opposizioni si fermano al 6% in Commissione e al 10% in Aula”.

Un elemento di novità introdotto nel Rapporto 2025, sottolineato durante la seduta, riguarda l’analisi degli atti successivi alle entrate in vigore: nel 2025, 14 leggi su 20 rinviano a regolamenti, delibere, linee guida o altri atti non legislativi, per un totale di 198 provvedimenti previsti. Una parte rilevante dell’efficacia delle norme dipende quindi da passaggi successivi, spesso se non esclusivamente in capo all’Esecutivo regionale. Sul fronte dei regolamenti, la Giunta ne ha approvati 69, in calo rispetto ai 91 del 2024, ma ancora pari al 78% della produzione normativa complessiva.

Il Rapporto evidenzia, poi, un nodo politicamente sensibile: le risposte della Giunta agli atti di indirizzo del Consiglio sono quasi ferme. Nella XIII legislatura risultano pervenute solo 4 risposte su 628 atti accolti, pari allo 0,6%, in ulteriore calo rispetto alle legislature precedenti.

I Commenti

Furio Honsell, Consigliere Regionale di Open Sinistra FVG: Emerge un quadro desolante: quasi tutte le leggi regionali approvate sono state di iniziativa della Giunta. Leggi di iniziativa della minoranza non sono state approvate. Anche la percentuale di emendamenti presentati dalla minoranza approvati è di poco superiore al 5%, su i 730 presentati ne sono stati approvati solo una quarantina. Resta forte la criticità legata alle 14 petizioni popolari presentate dai cittadini e mai discusse: un dato che impone una riflessione sul rapporto tra istituzioni e partecipazione democratica”. Anche gli ordini del giorno che hanno prodotto un qualche riscontro sono stati pochissimi. Tutti questi indicatori segnalano come l’attività in Consiglio non è assolutamente valorizzata da questa Giunta, e alla fine questo non si ritorce solo contro l’opposizione, ma anche contro la stessa maggioranza, ovvero sulla rappresentanza dei cittadini.” Honsell ha inoltre segnalato “criticità nei tempi e nella gestione delle interrogazioni” richiamando “la necessità di rafforzare l’efficacia degli atti di indirizzo politico”. Sul tema delle interrogazioni è intervenuta anche Manuela Celotti (Pd), ricordando come “queste ultime servano a portare all’attenzione dell’Aula, della Giunta e dei cittadini temi politici rilevanti”. Secondo la dem “tempi di risposta di sei o sette mesi non sono accettabili, perché finiscono per svuotare di efficacia l’azione delle Opposizioni e rendere spesso superati i temi sollevati”. La consigliera ha infine chiesto “maggiore attenzione anche alle petizioni popolari”.
A questa richiesta si è accodata anche Simona Liguori (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) che ha definito “estremamente imbarazzante la posizione del Consiglio regionale di fronte alle petizioni rimaste senza seguito”. A fronte della palese chiusura da parte della maggioranza ed in particolare della giunta ha sottolineato in chiusura Conficoni spiegando che “i dati confermano un atteggiamento non pregiudizialmente ostile da parte dei gruppi di Opposizione nei confronti dell’attività della Giunta e della Maggioranza. Tuttavia la scarsa approvazione delle proposte che giungono dai banchi di minoranza dovrebbe indurre ad una riflessione sul reale spazio riconosciuto al loro contributo”.

RAPPORTO LEGISLAZIONE 2025_ (1)

Il disegno di legge regionale 86 per la reintroduzione delle Province in Fvg rischia di essere “come un pugno di mosche”