Piano oncologico usato come paravento per tagli a ospedali. Ecco i numeri che svelano la manovra

Un anno fa era stato varato il Piano oncologico tra le dure critiche di molti chirurghi della regione, ora è stato pubblicato l’elenco degli ospedali che subiranno il taglio di rilevanti attività chirurgiche in base alle soglie di attività, ovvero il numero minimo di operazioni all’anno che garantirebbero la competenza specifica dell’équipe.
Ma osservando la mappa dei reparti che rischiano la chiusura appaiono numerose e gravi le incongruenze che sembrano confermare la valutazione negativa dei chirurghi.
Perché con lo stesso numero annuale di operazioni si chiude l’attività di chirurgia oncologica in un ospedale e la si lascia aperta nell’altro? Per esempio, gli ospedali di Trieste e Pordenone fanno ciascuno 22 operazioni di fegato all’anno, Pordenone chiude, Trieste no. Per tumori alla mammella viene chiusa l’attività al policlinico Città di Udine che fa 140 operazioni e si lascia aperta quella dell’ospedale di Palmanova che ne fa 54. Per i tumori della vescica la soglia è 20, Cattinara ne fa 5, l’ospedale di Gorizia 26, ma chiude Gorizia pur essendo sopra soglia.
Sconcertano anche i criteri di confronto, ad esempio per i tumori del retto la soglia è 25, Latisana ne fa 24 e Udine 28, ma qui li fanno due reparti; quindi, come si può confrontare il lavoro di un’équipe con quello di due, che contano oltre il doppio di chirurghi? Eppure, si chiude Latisana pur essendo questa Chirurgia un Centro di riferimento nazionale per la formazione dei chirurghi ospedalieri in chirurgia del colon e del retto.
Ci sono molte altre incongruenze che inducono al sospetto che il Piano sia pensato a mo’ di grimaldello per tagliare attività ospedaliere, in base a volontà politiche piuttosto che a dati clinici.
Infatti, i chirurghi dicono che oltre all’approccio numerico contano anche i criteri qualitativi, di cui il Piano non sembra tenere in debito conto.
E poi c’è l’aspetto relativo all’ organizzazione, ovvero quale sarà l’impatto di questo Piano sugli ospedali interessati e quali le conseguenti ricadute sui malati? Non risulta che siano state fatte delle simulazioni in modo da poter predisporre un’adeguata riprogrammazione della rete ospedaliera, per cui c’è il reale pericolo che questo Piano invece di aumentare la sicurezza dei malati di tumore possa dilatare i tempi di attesa delle cure oncologiche.
Inoltre, quale impatto si avrà sulla restante attività chirurgica non oncologica? È stata fatta una simulazione visto che gli ospedali sono già in grande affanno? E quale sarà la risposta dei professionisti? Si è pensato che i migliori chirurghi potrebbero andarsene?
Nell’ambito della maggioranza che governa la regione solo la Lega ha recepito queste criticità, ha esaminato il Piano e ne ha colto i deficit; quindi, ha suggerito a Fedriga e Riccardi di modificare gli aspetti più controversi. Apriti cielo! L’assessore Riccardi ha minacciato le dimissioni e Fedriga è stato fulmineo ad annunciare che il Piano non si tocca. Ma come? I chirurghi che i tumori li operano ci dicono che il Piano non va bene e vengono ignorati o addirittura derisi.
Si ha quasi l’impressione che si sia preso come esempio la riforma Serracchiani-Telesca quando si accingeva a tagliare ospedali e servizi in nome della razionalizzazione e allora forse non è un caso che parte dell’opposizione abbia votato a sostegno del Piano Fedriga-Riccardi. E allora cosa c’è sotto? A cosa si gioca sulla pelle dei malati di tumore?

Walter Zalukar Associazione Costituzione 32