Salute e futuro
Voglio parlare di salute e di futuro. E inizio parlando di libri. Frequento spesso una libreria e in questo periodo c’è un grande via vai di ragazzi e di famiglie che acquistano i libri per la scuola. Accade così di sentire dire “no il vocabolario costa troppo non me lo posso permettere” o “posso pagare un po’ alla volta?”. Tutti i dati ce lo confermano, le famiglie con figli sono quelle più povere o a rischio di povertà. Sono quelle che hanno più difficoltà per affitto, alimenti e spese per la scuola. Le chiamano povertà abitativa, povertà alimentare e povertà educativa.
Facciamo un salto. L’ISTAT ha appena aggiornato i dati sulla mortalità. Se dividiamo gli Italiani in quattro classi e vediamo quanti ogni diecimila ne muoiono ogni anno scopriamo che nelle donne si passa da 87 a 95, 105, 122 e nei maschi da 126 a 146, 165 fino a 193. Quali sono queste quattro classi? Le classi del titolo di studio rispettivamente: laurea, diploma superiore, diploma inferiore e nessun titolo di studio. Ovvero le persone senza titolo di studio muoiono il 29% di più se sono donne e il 34% se maschi.
Se ci allarghiamo e andiamo a vedere gli anziani del Friuli Venezia Giulia descritti dallo studio Passi notiamo altre differenze. Ad un basso livello di istruzione corrisponde maggiore depressione (17% contro 8%), più patologie croniche (28% contro 19%), problemi di masticazione (19% contro 9%), rinuncia alle cure (27% contro 21% in questo caso misurato dal livello di difficoltà economiche).
Le persone meno istruite sono più sovrappeso (44% vs 24%) e sono più sedentarie, fumano di più e mangiano meno verdura.
In sostanza chi ha studiato di più ed è più ricco, sta meglio, si cura meglio e vive più a lungo. Se poi si è poveri e si vive in aree isolate (montagna) e con pochi servizi le cose vanno ancora peggio.
Ma uno degli aspetti peggiori è che i bambini che vivono in famiglie povere avranno meno possibilità di studiare e una salute peggiore. E questo in un paese dove da alcuni decenni la mobilità sociale si è sostanzialmente bloccata rendendo la povertà una sorta di malattia ereditaria.
“La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno diritto a raggiungere i gradi più alti degli studi” recita l’articolo 34 della Costituzione, mentre l’art. 32 definisce la salute un diritto fondamentale trasformato poi in un Servizio Sanitario Nazionale universale, equo ed accessibile.
Ci siamo? Direi proprio di no. Le diseguaglianze crescono e il diritto alla salute ha in crisi i suoi principi fondanti.
Ciò che fa più impressione però è la distanza tra i temi che dibatte la politica su scuola (telefonini, nome dell’esame di maturità, ecc.) e sanità e i dati che le sue stesse istituzioni scientifiche segnalano come critici. Ovvero, come spesso accade, i problemi veri finiscono sotto il tappeto.
Di fronte a questa situazione esprimo un desiderio. Spero che ogni legge, ogni provvedimento, ogni posta di bilancio contenga la domanda: questa decisione aiuterà a ridurre le diseguaglianze? Lo spero tanto. E spero che tutti i bambini e i genitori che entrano in libreria possano comprare tutti i libri di cui hanno bisogno.
Giorgio Simon
medico




