Sanità Fvg, Partito Democratico all’attacco sulle inefficienze regionali

Salute: Celotti (Pd), su crisi medicine cdx si prenda responsabilità

«Il fatto che dopo otto anni di governo il centrodestra continui a scaricare la responsabilità di quello che non funziona nella sanità sul centrosinistra è quantomeno ridicolo. Il taglio dei posti letto si è verificato dopo il 2019, cioè in epoca Fedriga-Riccardi». Lo afferma la consigliera regionale Manuela Celotti (Pd) replicando alla risposta dell’assessore regionale alla Salute all’interrogazione relativa alla “riduzione dei posti letto in medicina interna e l’insufficiente sviluppo delle alternative territoriali con un impatto sull’assistenza ai pazienti fragili”.

«I dati forniti dalla Regione dicono che i posti letto negli ospedali pubblici sono calati nelle medicine ma anche nelle chirurgie e nelle ortopedie. Ma il dato più eclatante è che le dimissioni dagli ospedali della regione risultano calate di circa 17mila unità nel confronto fra il 2024 e il 2019. In modo particolare nelle medicine (-8.000). Cala quindi il volume di attività degli ospedali».

Dunque, ribadisce Celotti, «se si vuole ridurre i posti letto negli ospedali, che sono 3 ogni 1000 abitanti e quindi già al limite, allora bisogna prima potenziare in modo importante i posti di cure intermedie, che sono oggi 0,4 ogni 1.000 abitanti e dovrebbero essere invece allo 0,7. Altro che obiettivi nazionali superati. Anche perché gli ospedali di comunità, per stessa ammissione dell’assessore, assorbiranno gli attuali posti di rsa, ma noi abbiamo bisogno di moltiplicare questi posti, non solo cambiare la targhetta sulla porta, se vogliamo passare, dopo otto anni, dalle parole ai fatti».

E ancora, «in Asufc risulta che i tagli ci siano stati eccome, basti pensare a Codroipo, Gemona, Tarcento» continua Celotti annunciando un’ulteriore interrogazione per capire se a fronte del calo dei volumi di attività degli ospedali e in particolare delle medicine, sono aumentati i ricoveri nelle rsa e quanti posti di cure intermedie erano presenti nel 2019, quanti nel 2025 e soprattutto dove sono aumentati e dove sono diminuiti.

«Non dimentichiamoci che questi posti per rispondere davvero a una popolazione sempre più anziana, con un aumento della cronicità e della complessità clinica, dovrebbero accogliere sia le persone in dimissione dai reparti ospedalieri, ma che non sono ancora in grado di tornare a casa, sia quelle presenti sul territorio, alle quali potrebbe essere evitato un ricovero in ospedale se ci fossero soluzioni alternative. Se duplichiamo la funzione bisogna necessariamente aumentare i posti e bisogna farlo in modo considerevole e diffuso sul territorio e magari senza tagliare ancora sugli ospedali. Smettiamola quindi, dopo otto anni di governo della Regione, di scaricare colpe in modo ridicolo e di esagerare i risultati raggiunti, perché di lavoro da fare ce n’è davvero ancora molto e nel confronto con le Regioni virtuose siamo forse al recupero, e su alcuni circoscritti temi, non certo al sorpasso».

 

Salute: Martines (Pd), necessaria riorganizzazione reti ospedaliere

«Una riorganizzazione delle reti ospedaliere, per sgravare gli hub e valorizzare gli spoke anche dal punto di vista professionale, è sempre più necessaria. Oggi lo stesso assessore ha confermato le criticità esistenti alle quali si sta cercando di trovare soluzioni, come la ricerca di disponibilità di anestesisti, bandi nuovi e protocolli per l’immediato. Solo così riusciremo ad aumentare l’attrattività delle strutture spoke come quella di Palmanova e Latisana nei rapporti con l’hub di Udine». Lo afferma il consigliere regionale Francesco Martines (Pd), replicando alla risposta che l’assessore regionale alla Salute ha dato oggi all’interrogazione attraverso la quale chiedeva di fare chiarezza sulla situazione del personale, riferendosi in particolare alle criticità rilevate nella struttura di Anestesia e Rianimazione del presidio ospedaliero di Latisana. Problema questo che «dura da tempo e che interessa gli ambiti dell’emergenza-urgenza, le attività chirurgiche, la terapia intensiva e l’assistenza nei reparti e che senza una risposta adeguata può portare gradualmente a svalorizzare quel presidio, con ricadute negative sul servizio da rendere agli utenti».

Secondo Martines, «all’interno dell’azienda sanitaria, alla luce delle criticità evidenziate dal sindacato Aaroi Emac, bisogna cominciare a ragionare sullo sgravio, trasferendo le attività chirurgiche di bassa specializzazione sugli ospedali spoke, con il conseguente trasferimento del personale. Relativamente all’Asufc questo ragionamento va fatto tenendo conto dell’ospedale unico di Palmanova – Latisana, cercando di mantenere e valorizzare entrambi i presìdi in un equilibrato rapporto di distribuzione di funzioni con l’hub. Questo – conclude – potrà garantire maggiore sicurezza per i pazienti e migliori condizioni di lavoro, con una conseguente crescita professionale, elementi necessari per garantire e migliorare l’attrattività degli ospedali di rete».