Ritorna l’analisi street poetica


“La vita è come una chitarra” di Mathias Pds

 

14484933_328060097559246_5319230772931018499_nLa vita è come
una chitarra
puoi suonarla
giorno dopo giorno
o abbandonarla
in un angolino

Chi scrive questo commento è, tra le altre cose, un musicista. Caso vuole che suoni anche la chitarra. Il mio rapporto con la musica, così come l’arte in generale, è particolare: non si tratta di un semplice hobby, di un’occupazione con la quale ammazzare il tempo, di un’alternativa più fine allo spasmodico navigare su Facebook o allo zapping televisivo – che tentano in ogni modo di sopire la noia quotidiana, che permettono di staccare la spina dopo la classica giornataccia.

No, per me la musica è qualcosa di molto più importante, in grado di far provare a chi crea l’opera, così come a chi la fruisce, esperienze altrimenti impossibili, momenti tanto indimenticabili quanto difficilmente comunicabili. La musica, in quanto forma d’arte, credo sia un momento fondamentale, unico: è il momento dell’espressione più intima di chi compone.

Sempre più spesso, negli ultimi mesi, mi è capitato di tornare a casa e guardarla, la mia chitarra, quasi chiedendole perdono, perché non riesco a dedicarle il tempo che vorrei. Farà sorridere i più un’affermazione di questo tipo, ma solo chi vive la musica in questa particolare maniera può capire la mia posizione; solo chi sa quanto sacrificio e impegno richieda suonare uno strumento può immedesimarsi nei panni di un musicista che tradisce la propria compagna per dedicarsi alle altre, infime occupazioni del quotidiano; solo chi si permette di “abbandonarla in un angolino”, come fosse un oggetto qualsiasi, può provare questo particolare senso di colpa.

Questi sentimenti non sono partoriti da una mente in qualche modo deviata, ma semplicemente da un musicista che ha fatto tesoro delle difficoltà che si devono affrontare per poter “dare del tu” allo strumento: chi non ha mai suonato difficilmente può immaginare la frustrazione che assale il principiante quando le dita non si muovono con la velocità e precisione voluta, o il dolore provocato dai calli che si formano sui polpastrelli – secondo, forse, solo a quello delle articolazioni del polso e della mano che dolgono per questi nuovi, improvvisi, ripetuti movimenti; per non parlare, quando si è più maturi e ispirati musicalmente, delle crisi compositive che intrappolano il fiume della creatività. Come tutte le grandi passioni, la musica non regala solo bei momenti: questi ultimi passano necessariamente per quelli più difficili, che temprano lo spirito del musicista.

Colpito dai brevi ma intensi versi di Mathias non solo ho pensato, riconoscendomi pienamente, a tutto questo, ma ho fatto anche un passo in più: la metafora mi ha fatto capire quanto in realtà siamo tutti dei musicisti che dedicano troppo poco tempo al loro amato strumento. Gli impegni quotidiani, le scadenze, i momenti negativi, la stanchezza sono tutti fattori che ci distolgono da quella che dovrebbe essere la nostra più grande passione: vivere.

Non sempre è facile, soprattutto ritagliare il tempo e le energie necessarie talvolta risulta un’impresa, ma questi non possono essere degli alibi: così come il musicista che lascia che il proprio strumento venga ricoperto dalla polvere non potrà mai ambire a migliorarsi e confrontarsi con i grandi, allo stesso modo chi si concentra esclusivamente in attività che non gli permettono di realizzarsi pienamente e di coinvolgersi emotivamente è destinato a vivere una vita fatta di piccole, se non insulse, soddisfazioni. Sta ad ognuno di noi ritagliare i momenti giusti e trovare le energie per vivere attivamente e pienamente, imbracciare – chi metaforicamente, chi letteralmente – la propria chitarra e suonare gli accordi e le melodie che rendono piena la vita.

di Jacopo Ortis

Ringraziamo per questa sua prima analisi di Street Poetry, Jacopo Ortis, sperando di pubblicare anche in seguito un’altra analisi di suo interesse.

A volte ritornano…

Siamo felici e ci scusiamo al contempo del silenzio di questa rubrica, durato ben un mese intero ma siamo tornati e speriamo con più energia di prima. Le seguenti analisi faranno parte di uno spazio aperto nel quale  dare la possibilità a studenti di materie umanistiche, lettori e critici, di poter scavare oltre, nei significati, nelle singole caratteristiche e stili della street poetry, in una forma di analisi poetica e semiotica. Per chi volesse ulteriori informazioni su questa rubrica on-line e/o pubblicare qualche analisi può contattarci: poeti.della.sera@gmail.com (Associazione culturale Poeti della Sera)

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