Il Garante regionale per i diritti della persona nega il patrocinio al Fvg Pride. Secondo il M5s è autogol al ruolo istituzionale

"Riceviamo con dispiacere il rifiuto di concessione del patrocinio da parte del Garante regionale per i diritti della persona a FVG Pride e non possiamo tacere le perplessità che ci ha suscitato il suo ragionamento, questa la nota del Fvg Pride". Nel diniego si legge:  “Come correttamente esposto nella richiesta, tale manifestazione intende trattare le tematiche rivendicate ed esposte molto diffusamente nel “Manifesto Politico” allegato. Trattandosi, per l’appunto di un manifesto “politico” (e, quindi, di parte, ed aperto ad ogni dissenso) questo Garante, quale organo normativamente indipendente, già prescindendo dall’esame dei singoli, molteplici punti, non può prestare sostegno istituzionale.”Ci lascia perplessi che il Garante Pittaro intenda il termine “politico” come “essere di parte”, soprattutto perché un laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche dovrebbe sapere che per politico si intende “che riguarda la politica, cioè l’arte del governo, l’esercizio dei pubblici poteri, l’amministrazione dello stato e, in genere, la vita pubblica” (Treccani). Sembra che Pittaro intenda che il nostro Manifesto e la nostra Associazione siano assimilabili a un partito politico e — in questa contingenza — a specifici partiti già esistenti. Ribadiamo, una volta in più, che FVG Pride è un’associazione certamente politica, giacché le istanze che avanziamo riguardano l’amministrazione della vita pubblica in un’ottica di inclusività e prevenzione delle discriminazioni; ma mai la nostra Associazione vorrà costituirsi a partito e, men che meno, accetterà di collaborare o di essere in qualsiasi modo collegabile a specifici partiti politici. A prescindere dalle presunte parti politiche, le parole del diniego ci sembrano in ogni caso inappropriate se provenienti dal Garante regionale per i diritti della persona, una figura istituzionale politicamente — e partiticamente — indipendente”. La nota di diniego si conclude con “rimane comunque fermo il compito del Garante, ai sensi della legge istitutiva (l.r. 16 maggio 2014 n. 9), intervenire in base a segnalazioni di discriminazione, di qualsiasi tipo, nel contesto e nei limiti delle normative vigenti”. “Cogliamo queste parole del Garante come una dichiarazione di intenti del suo mandato, basato solo sull’assistenza alle vittime e nient’affatto impegnato nella prevenzione delle discriminazioni e della violenza verso le persone LGBTQIA+: non ci stupisce infatti che, dal suo insediamento nel 2019, nessuna azione è stata intrapresa da Pittaro in questo senso. Vogliamo sottolineare, ancora una volta, la vitale importanza della sensibilizzazione e della prevenzione: è solo lavorando preventivamente che un’istituzione di garanzia, come quella che presiede Pittaro, può limitare il numero delle vittime”.
Laconico il commento della pentastellata Ilaria Dal Zovo: “Il mancato patrocinio al FVG Pride del Garante regionale per i diritti della persona è uno smacco allo stesso ruolo istituzionale ricoperto, prima ancora che una scelta con una chiara matrice politica”. Afferma la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle. “Il Pride è una manifestazione che è nata e si tiene ogni anno in tutto il mondo per affermare i diritti all’uguaglianza e alla non discriminazione delle persone LGBT – aggiunge Dal Zovo -. Sorprende pertanto la decisione del Garante di non patrocinare il FVG Pride. In qualità di autorità regionale anti discriminazione, ha il preciso mandato non solo di  tutelare le vittime ma anche  di prevenire ogni forma di discriminazione, comprese quelle fondate sulla orientamento sessuale e l’identità di genere attraverso attività promozionali, che purtroppo in questi anni sono completamente mancate”. “Il mancato patrocinio al Pride evidenzia ancora una volta la mancanza di indipendenza del Garante regionale nei confronti della maggioranza politica che ne ha consentito la nomina – conclude l’esponente M5S -. Una situazione che mina l’efficacia della sua azione, come dimostrato anche dal silenzio mostrato dal Garante nei confronti di diversi atti legislativi regionali che sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale, ma anche da tribunali regionali, per violazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione”.