Pd all’attacco di Fedriga e delle sue politiche

"Fedriga e il suo capo Salvini sono una cosa sola. Come il 'capitano', dice tutto e dopo due giorni il contrario di tutto per cavalcare pulsioni e pancia della gente, convinti che nessuno lo ricordi e ne chieda conto. Così Fedriga può dire che 'all’epoca del Recovery fund qualcuno era contrario': certo, il suo capo Salvini era contrario, al punto che lo definiva 'una fregatura grossa come una casa'. Lo stesso Salvini che un giorno chiedeva debito sovrano e quello dopo l’uscita dall’Europa". Lo afferma il segretario del Pd Fvg Cristiano Shaurli, replicando al presidente della Regione Massimiliano Fedriga il quale si è espresso positivamente verso "l'Europa che ha affrontato assieme la pandemia" anche se "all’epoca del Recovery fund qualcuno era contrario".
"Grazie al lavoro di chi nell'Europa ha creduto sempre come David Sassoli o Paolo Gentiloni - spiega il segretario dem - ora la Lega può saltare sul carro delle risorse europee. Nel Fvg Fedriga può pensare a spendere senza un'idea di prospettiva e zero programmazione. Sul tema strategico dell'energia il presidente naviga a vista, con assessori pro nucleare seduti accanto a quelli contro, nessun governo del territorio sul fotovoltaico con leggi regionali tardive e bocciate".
Conclude Shaurli: "benvenuto al Fedriga che dopo il russo Dugin e l'ungherese Szijarto 'scopre' anche l'Europa. Meglio però se inizia, invece a parlare di Draghi, a fare ciò che è di sua competenza nella nostra Regione".
Rincara la dose delle critiche, in questo caso fu materie economiche regionali, anche Debora Serracchiani che si preoccupa della perdita degli asset strategici del Fvg: "La progressiva perdita o alienazione di asset strategici della Regione Friuli Venezia Giulia è motivo di preoccupazione. La forza di un territorio è fatta di sinergie ma anche di capacità di controllo e direzione in materia di insediamenti produttivi, finanziari e infrastrutture strategiche. Il passaggio in mani padovane della Dolomia può avere ragioni industriali ma segna la perdita di un tassello d'eccellenza, così come su un altro piano non può lasciare indifferenti la volontà di un istituto altoatesino di acquisire il controllo dell'ultima banca autonoma del Friuli Venezia Giulia". È la riflessione della presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani, a seguito dell'annuncio del passaggio fuori dal territorio regionale di realtà industriali e bancarie radicate nel Friuli Venezia Giulia.
"È il mercato che ha una sua giusta libertà ma - puntualizza Serracchiani - il pubblico non ha solo il ruolo di spettatore acquiescente, come verifichiamo anche in vertenze e scambi azionari addirittura tra partecipate di Stati europei, in cui le istituzioni hanno un ruolo".
"Un ulteriore impoverimento dell'iniziativa regionale - aggiunge la capogruppo dem - sembra emergere dalle posizioni del vertice di Autovie, anch'esso individuato fuori regione e in dichiarata contraddizione con gli indirizzi regionali e nazionali. Assommati a un laissez faire generale nella tempesta perfetta di crisi e pandemia, questi sono elementi - conclude Serracchiani - che inducono a esercitare un'attenzione più serrata su una regione la cui forza e autonomia sono valore per il Paese".

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