Sereni orizzonti, dopo l’azzeramento dei vertici e l’interrogatorio, Massimo Blasoni spera in una rapida scarcerazione

Anche la Procura di Udine è orientata   su una linea non demolitiva per il futuro di Sereni Orizzonti, è necessario evitare di buttare via il bambino con l’acqua sporca, così in attesa che la vicenda giudiziaria, che vede coinvolti l’azionista di maggioranza e una parte dei manager dell’azienda, veda il suo naturale procedere, sono stati nominati nuovi vertici aziendali per traghettare la società fuori dalla possibile palude che rischiava di metterne in seria discussione le attività e con essa quella delle strutture che come è noto ospitano 6500 anziani e malati ed occupano oltre 3500 dipendenti.  Il gruppo che in questi giorni ha parlato di fatto tramite l’avvocato Luca Ponti, ha infatti presentato alla Procura di Udine due istanze. La prima volta a mettere al riparo l’impresa dalle sorti del procedimento per garantirne la prosecuzione a garanzia dei posti di lavoro e degli assistiti all’interno delle varie strutture, in tutta Italia. Così si è andati all’azzeramento dei vertici e delle deleghe all’interno del Cda. A guidare la holding come amministratore unico è stato chiamato Simone Bressan (già presidente del Cda), mentre a presiedere la Spa sarà Giorgio Zucchini, co-fondatore del gruppo assieme a Massimo Blasoni e socio di minoranza. L’altro punto riguarda la gestione amministrativa e contabile dell’azienda, per garantire la liquidità e l’operatività, è stato offerto alla Procura a garanzia lo storico palazzo Kechler, in piazza XX Settembre a Udine, un  bene immobile sul quale trasferire il sequestro preventivo sbloccando così la liquidità, che in una prima fase, era stata messa a disposizione dalla società e bloccata con sequestro preventivo dalla Procura. Inutile dire che palazzo Kechler era diventato in qualche modo il simbolo del potere economico di Blasoni e che quindi la sua scelta non è certo casuale, inoltre quella struttura non è integrata in alcun modo con l’attività principale del gruppo, il Business dell’assistenza ad anziani e non autosufficienti.  Una proposta che vedremo se la procura accetterà soprattutto ritenendo equa la valutazione sul valore dell’immobile.  E mentre è chiaro che nessuno vuole mettere in ginocchio le strutture, dal punto di vista giudiziario, continuano gli interrogatori  degli indagati per far luce sulla complessa vicenda. Dopo il primo manager ascoltato, Marco Baldassi, considerato l’uomo dei conti della Sereni Orizzonti, e quella del capo del personale di Federico Carlossara che “voci” giornalistiche narrano avere in qualche modo preso le distanze da alcune pratiche aziendali, è stato il turno di Judmilla Jani, la direttrice a capo delle strutture di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna assistita dall’avvocato Fausto Discepolo  che avrebbe risposto alle domande del pm Paola De Franceschi, dando la propria versione su ogni singolo episodio contestato nell’ordinanza di custodia cautelare e sostenendo che non vi sarebbe stata nessuna azione preordinata a dare meno assistenza agli anziani, giustificando alcune prestazioni “sotto-soglia” con il fatto che si faceva fatica a reperire personale e non al fatto che qualcuno avesse ordinato di non assumere. Ieri invece è stato il giorno di Massimo Blasoni, presidente e fondatore del gruppo. Un interrogatorio fiume iniziato la mattina alle 10.30, è terminato alle 18.30 . Blasoni, secondo quanto affermato dal suo legale Luca Ponti, ha risposto alle domande del pm De Franceschi, chiarendo ogni singola voce di contestazione. Secondo la versione data dalla difesa, Blasoni averebbe spiegato che non vi era alcuna volontà di frodare nessuno, ma che possono essersi verificate disfunzioni o situazioni d’emergenza non coperte adeguatamente. Il legale di Blasoni Luca Ponti  ha annunciato di aver predisposto  istanza di revoca della misura cautelare (verrà presentata solo lunedì prossimo visto i ponte festivo). Chiediamo una sostituzione della misura cautelare con i domiciliari”, ha spiegato aggiunto il legale. Mentre, sulle proposte avanzate per garantire il futuro della società, “confido che la soluzione di equilibrio per il territorio e i dipendenti sia approvata. Abbiamo messo a disposizione un bene importante in cauzione, evitando in questo modo di mettere in difficoltà la gestione amministrativa e contabile della società”. Inutile dire che l’aver azzerato le deleghe e i vertici è un concreto segnale di discontinuità anche se la scelta di Simone Bressan, uomo da tutti riconosciuto come fedele a Massimo Blasoni ha visto qualche mugugno. La scelta invece per molti sembra essere opportuna dato che Bressan è certamente persona capace, certamente in grado di lavorare con l’autonomia e l’autorevolezza che l’attuale posizione gli impone. Intanto su Blasoni  prosegue quello che potremmo definire lo squallido “toto-liberazione” con tanti che sostengono che preso sarà fuori in pochi giorni perchè ricco e potente e non come sarà molto probabile perchè  non sussistono più i pericoli di inquinamento probatorio, di fuga e di reiterazione del reato. Ovviamente  escludendo l’imminente  pericolo di fuga, quello di inquinamento probatorio, dopo le perquisizioni e gli interrogatori è venuto meno, mentre essendo stato azzerato il vertice aziendale la reiterazione del reato appare decisamente una eventualità non credibile. Per questo e non perchè ricco e potente, Massimo Blasoni con ogni probabilità vedrà aprirsi la porta della cella nella quale e detenuto, anche perchè praticamente tutti gli “amici” di un tempo gli hanno girato le spalle o nella migliore delle ipotesi fanno finta di conoscerlo solo di vista.

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